giovedì 17 maggio 2018

parvenu a corte

Tre cose mi impressionano di questo processo che dovrebbe condurci alla formazione di un nuovo governo.

La prima è che si debba lottare così tanto per non farsi fagocitare dai mass media e dai social:
che continuano ogni giorno ed ogni ora ad interpretare, assediare i protagonisti, propalare e inventare notizie, attaccarsi a dettagli incomprensibili e casuali per renderli significativi e spettacolari, esaltare e rovinare qualcosa o qualcuno in un attimo, cercare sempre di arrivare per primi a sapere, pubblicare, dichiarare.
Mi dà angoscia vederlo e pensarlo, in un tempo in cui le fake news sono ormai la norma per tutti e la finta socializzazione di quel che vogliamo far sapere (ma non della verità) ci avvolge senza requie e senza senso.
Siamo invasi dall'informazione, e ne sappiamo e capiamo sempre meno, di tutto.

La seconda è che, a fianco a tutta questa agitazione, si manifesta la più totale passività e indifferenza delle persone rispetto a quel che accade nelle stanze del potere.
In quasi tre mesi di colloqui, trattative e ricevimenti, i leader politici proseguono come se esistessero soltanto loro: non solo gli elettori, ma anche gli eletti non contano nulla, non vengono consultati su nulla, non esistono in quanto parlamentari e rappresentanti, restano permanentemente in stand by.
La democrazia è stata sostituita di fatto e da tempo da una richiamo populista ad un consenso che ratifica post-hoc, ma che non contribuisce minimamente alla presa delle decisioni.
La verifica dei gazebo o della rete (così come la pagliacciata delle primarie) non possono sostituire i processi democratici, ne rappresentano solo una mistificazione mimetica.
Ma pare che siano oggi il massimo a cui si possa aspirare.
Ma tanto vale a questo punto andare a Windsor ed assistere al matrimonio tra Harry e Megan.

La terza è che, al minimo accenno di conflitto e di alternativa, i mercati si siano immediatamente svegliati contro il barbaro invasore, facendo scendere le borse e sollevare lo spread.
E che le istituzioni europee si affidino al solo Mattarella (o addirittura a Berlusconi), manifestano diffidenza e preoccupazione verso chiunque provi a contestarle o a metterle in discussione, anche solo in teoria o nell'intenzione.
Quali spazi può ancora avere la democrazia in un contesto di ricatto e di minaccia preventiva come quella che prosegue e rivelarsi anche in questi giorni ?
Salvini e Di Maio fanno bene a provarci (almeno si fa un po' di casino), ma non vanno verso un destino alla Tsipras ?
Credo proprio di sì.





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