venerdì 18 agosto 2017

sotto le ciglia chissà


La primavera in agguato
ti strangolerà di fiori...


Mentre lui le insegnava a fare l'amore...lei gli insegnava ad amare.
La passione non è che un sentire più acuto, più folle, ma il cuore ama battere a lungo e non consumarsi nel rogo di un giorno.

Chi conosce il suo limite non teme il destino.

Una che condivida con entusiasmo le mie vette senza inorridire dei miei abissi.
Ti cerco in discesa e in salita.

Per poter amare sono convinto si debba amare se stessi e, nel caso del pianto, saper amare anche le proprie debolezze fino al punto di autocommiserarsi.
Ecco, se si riesce a commiserarsi, si riesce a provar pena anche per il dolore altrui.
E questo penso sia amore.

Dori, che Dio ti benedica per le consolazioni durante la vita.
Dori, che Dio ti benedica negli occhi nei sogni e nella fica.
Ridevi con gli occhi con le mani con la pelle.
Tu dalla sfera della tua regale bellezza elargisci alla corte un sorriso a fior di labbra.
Lo spazzolino brandito da te è uno scettro.

Bocca di Rosa è immortale, perchè non si mette contro il suo destino. A lei interessa la conquista.
Non è una puttana, è una che ama e si fa amare. E sa che l'amore migliore è quello che non ha futuro.

Con i miei sogni da puttana, la mia pelle da luna nuova, la mia carne da oltraggio, non mi resta che desiderare il bene di un uomo.

Pare proprio che all'interno delle donne migliori si svolga un'altra vita che corre parallela a quella esteriore senza incontrarla mai.


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L'amore è un potere che non può avere padroni, e nessuno può essere dominato: con l'amore non si sopravvive, si vive.

Non misuriamoci il tempo. La nostra paura è inutile.

Tu non sei un uomo
Perchè, perchè ho paura ?
No, perchè non riesci a vincerla.
E come si fa a vincere la paura ?
Avendone di più.


Le paure dell'aereo o del teatro sono paure immaginarie e te le porti dietro tutta la vita a meno che non ci sali sopra; allora diventano paure reali e di solito riesci a vincerle.

Chi non accetta una sfida l'ha già perduta nel modo peggiore.
Ma aborro la ginnastica di qualsiasi tipo e non obbligherei mai nessuno a compiere sforzi muscolari o anche, semplicemente, emotivi ed intellettuali.
La pigrizia può diventare un'arte se coltivata con metodo.

Il viandante non si appella al diritto, ma all'esperienza.

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La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto: ti obbliga a crescere.
Questa è la salvezza.
Solo questo, come dice il poeta Alvaro Mutis, può 'consegnare alla morte una goccia di splendore'.
E' la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente.
Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto.
Anime salve sono i solitari...
Salvi, perchè sono liberi, perchè lontani da questa civiltà da basso impero...

Io e la solitudine: momento di estrema concentrazione, di egoismo creativo, in cui da solo riassumi esperienze e dai loro una forma espressiva.
Il male involontario.
La sofferenza, la tristezza, la pigrizia, l'inedia, quasi che mi accorga che gli altri scoprano i miei sforzi vani per rendermi gradevole.
'Il mondo è un inferno abitato da anime tormentate e da demoni'.

Estremamente più consono alla mia natura, al mio bisogno di contemplare in assenza di turbamento, il vivere da solo. Non fosse che le opere migliori, così come le peggiori, l'uomo le ha compiute insieme ai propri simili.


(da Fabrizio De Andrè, Sotto le ciglia chissà. I diari, 2016)









giovedì 17 agosto 2017

fight club

Agli inizi dell''800 l'infanzia era stata celebrata come epoca di purezza e innocenza, ma negli anni novanta prevalsero interpretazioni più inquietanti. Per coloro che si erano lasciati influenzare dalle teorie di Lombroso i bambini erano essenzialmente creature inferiori, più primitive che incontaminate.
'Naturalmente, considerato il modo in cui è strutturato, il bambino è più vicino all'animale, al selvaggio, al criminale, di quanto non sia un adulto, scrisse Havelock Ellis in The Criminal (1890)- I bambini sono per natura egoisti; commettono ogni sorta di atrocità, talvolta al solo scopo di amplificare la propria egoistica soddisfazione'.
Nel 1883 il celebre psichiatra J. Crichton-Browne invitava i genitori a 'ricordare che i bambini non sono ometti e donnine del XIX secolo, ma versioni purissime di antenati remoti, pieni di capricci e impulsi selvatici, e di selvatici rudimenti di virtù'.
H. Maudsley, l'altro psichiatra di spicco dell'epoca, nel 1895 scrisse: ' Date a un neonato il potere fisico equivalente alle sue passioni e potrebbe rivelarsi più pericoloso di una bestia selvaggia'.

Queste visioni, tratte da un bel libro di Kate Summerscale, Il ragazzo cattivo, ovvero delitto, castigo e redenzione di Robert Coombes, che ha ripreso una storia vera di una coppia di ragazzini che uccidono a coltellate la madre nel sonno e poi se la tengono in casa, proseguendo a vivere come se niente fosse, ci riportano al primo stereotipo che ci coglie ogniqualvolta ci ritroviamo davanti ad episodi come quello del pestaggio di Nicola nella discoteca-monstre di Lloret del Mar.
L'idea è quella che chi fa cose del genere (picchiare, seviziare, pestare, uccidere, soprattutto se in branco) ritorna ad uno stadio infantile, bestiale, primitivo, fuori dalla civiltà.
Viene facile pensarlo e dirlo, soprattutto di fronte all'evidente idiozia e insensatezza dell'aggressione.
Ma purtroppo le cose non stanno così.
Per poter far quello che hanno fatto i tre ragazzi ceceni, altre che una buona dose di infantilismo selvaggio certo, di totale analfabetismo affettivo ed emotivo, ci vogliono anche altre esperienze ben più sociali, e tipiche della nostra presunta civilizzazione: in primo luogo l'esperienza della guerra e della violenza (ed in Cecenia mi pare che non siano mancate loro le occasioni per farla di continuo); con la conseguente convinzione, difficile da togliere, che con la brutalità, le torture, le coercizioni, le bombe, si possano ottenere -e soltanto così- grandi risultati.
E con la a sua volta conseguente convinzione che sia meglio armarsi, attrezzarsi, palestrarsi, muscolarsi e imparare a difendersi, e quindi, se necessario, a saper attaccare e uccidere.
Non è questa forse la cultura dominante di moltissimi maschi oggi ?
Più si sentono deboli e indifesi dentro, più si barricano dietro tartarughe addominali e flessioni ed MMA (Mixed Martial Arts).

Team domination.
E' il nome della palestra.
E' il classico dojo come ce ne sono centinaia nella California del Sud.
Era partito come un dojo di karate, poi si era trasformato in una scuola di kenpo. E quando era scoppiata la moda delle arti marziali miste (MMA), aveva spostato l'enfasi su di esse.
Boone ha una discreta conoscenza dell'ambiente delle arti marziali a San Diego, perchè è un mondo in stretto rapporto con quello del surf... Il fatto è che i surfisti in genere sono ipercinetici con una bassa soglia di attenzione, e hanno bisogno di costante movimento. Meglio ancora se il muoversi include anche un po' di pericolo, come per esempio il rischio di prendersi un pugno sul naso o un calcio in faccia...
Cosa succede se...un pugile combatte contro un karateka?
Gli istruttori di arti marziali asiatiche erano piuttosto arroganti sui risultati di un ipotetico match, sicuri che il loro candidato, con calci veloci e pugni dala potenza devastante, avrebbe facilmente messo al tappeto il pugile, lento e unidimensionale.
Non andò così.
La prima volta che qualcuno riuscì a organizzare questo match di pere e mele, il karateka fece partire un calcio, il pugile lo prese sulla spalla, penetrò nella guardia dell'avversario e lo mise al tappeto a pugni. La comunità delle arti marziali restò sbigottita.
Ora la saggezza comune proclamava che le 'arti' erano una bella cosa per insegnare la disciplina ai ragazzi e per rassodare i glutei delle donne, ma in una rissa da strada o nel classico parcheggio deserto erano del tutto inutili, il trionfo dello stile a scapito della sostanza.
La risposta arrivò sotto la sigla MMA. I dojo cominciarono a insegnare un po' di tutto. I ragazzi volevano studiare jujitsu, boxe, wrestling, kickboxing, muay thai, in una combinazione che avesse un senso. Sempre più palestre che in passato offrivano una disciplina unica si stavano spostando verso le MMA per sopravvivere.
Per esempio, il Team Domination.
(Don Winslow, L'ora dei gentiluomini, 2012)

Le palestre di lotta sono oggi un luogo di addestramento paramilitare, spesso intessute a idee e proclami neonazisti, razzisti e misogini.
Tutto questo non ha nulla a che vedere con un ritorno allo stato selvatico o all'infanzia.
O forse soltanto all'inverso: non potendo più vivere quotidianamente almeno una parte della nostra selvaticità e della nostra infanzia, ce la finiamo ad addestrarci per dare e prender colpi, a soffrire per godere e a godere facendo soffrire.
Ritorna, insomma, il visionario e profetico Fight Club di Chuck Palaniuk.

Ma quel che mi colpisce in quel che è accaduto in Catalogna qualche notte o alba fa non è soltanto e soprattutto quel che hanno combinato i tre ceceni.
E neppure il non intervenire delle persone intorno: si sa che più sono le persone che assistono ad un evento violento e minore è la possibilità che qualcuno intervenga a fermarlo.
Ognuno pensa che lo farà qualcun altro, e -quasi sempre- nessuno lo fa.
D'altra parte, le persone intorno non erano meno fatte, sfatte e finite di quelli che picchiavano.
E non è facile avere una coscienza morale o civile, quando sei ridotto a brandelli da droghe e alcool.
Bastava vedere le scene di Ferragosto sulle spiagge, ad es. di Gallipoli, quel maniacale agitarsi di corpi e braccia a suon di techno, quello sbattimento lowcost che ripaga migliaia di giovani da mesi di frustrazioni da lavoro e da non lavoro, quella disperazione agitata del nulla che li divorava freneticamente nell'estasi del consumo di se stessi.
Provavo orrore e terrore per me, disperazione per loro.

Quel che colpisce non è il fatto che stessero a guardare, come davanti ad uno spettacolo.
Che cosa stiamo facendo noi tutti, d'altronde, dinanzi alle violenze, alle segregazioni e alle torture in corso, che noi stessi perpetriamo per interposta mano, contro i migranti, se non stare a guardare inermi, intontiti e attoniti ?
Che cosa facciamo quando i bulli sono gli Stati, le polizie, gli eserciti, i servizi segreti (vedi il caso Regeni) ? Altro che i tre porcellini ceceni...!

No, quel che mi ha colpito terribilmente è il fatto che molti ragazzi lì intorno filmassero e mandassero in rete la scena, mentre uno di loro veniva ucciso di botte.
(vedi anche sui giornali di oggi:http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/08/17/spagna_cucciolo_di_delfino_muore_tra_i_selfie_dei_bagnanti-68-634527.html
Pochi di loro avrebbero fatto lo stesso: agire non rientra nei loro parametri di vita, e neppure picchiare. Sono perlopiù ragazzi gentili, educati, civili (per quanto drogati di musica e coca).
Ma amano l'estasi della violenza, se altri te la offrono, si sentono vivi se la guardano, si mettono a fare i filmini per essere simultaneamente spettatori, registi e protagonisti virtuali della vita di altri.
Ed eccoci qui, tra passività e aggressione, tra indifferenza e spettacolo.
La nostra vita etica si svolge tra questi due estremi oggi, con un buco grande in mezzo.
E generazioni intere allo sbando.
Per non parlar dei grandi.








lunedì 14 agosto 2017

ad onor del vero

E' giunto il tempo anche per alcune ONG di riconoscere la trappola in cui erano finite e di doverla denunciare.
Uno scatto di dignità che le finalmente indotte a rifiutare di collaborare col nuovo nazismo targato Minniti-UE-sedicente governo della Libia.
Da qui la sospensione delle loro attività in mare e, come per miracolo, la sospensione degli sbarchi in Italia.
Dove stanno finendo i migranti ora ?
Respinti, direttamente trattenuti nei lager libici o, per chi ci prova comunque- con maggiori rischi di prima di non essere soccorsi e di finire sott'acqua.
E' un ricatto umanitario, è chiaro, ma è meglio -per una volta-non scegliere il male minore proseguendo a collaborare col male.

Le tre ONG non accettano così di fare un ulteriore passo verso la militarizzazione del loro intervento, già oltremodo 'embedded': MSF -da sola- non ha accettato le guardie armate a bordo, e -con le altre- si rifiuta di operare sotto la minaccia militare della guardia navale libica.
Dichiarano anche che non possono collaborare con la politica di respingimento, che costringe centinaia di migliaia di persone a stazionare nei lager libici o a tornare forzatamente in patria.
Se ci saranno altre persone da salvare e da portare in Italia, Minniti dovrà utilizzare le ONG ancora collaboranti (leggi: collaborazioniste) o navi dell'operazione Triton, civili o militari.
Ma è giusto che appaia chiaramente la natura militare e impositiva dell'operazione in corso, totalmente al di fuori di qualunque diritto costituzionale ed internazionale, e mirata a soltanto a tutelare le nostre coste, a tentare di limitare gli afflussi con la violenza militare e a soddisfare le richieste di una presunta maggioranza elettorale da conquistare.
Non è detto che le tre ONG reggeranno a lungo: troppi sono gli interessi in campo, ed anche i soldi.
Ma quel che hanno deciso in questi giorni va a loro onore e lascia ancora uno spiraglio perchè anch'esse non si trasformino del tutto in puro instrumentum regni.



venerdì 11 agosto 2017

nuove imprese sportive

Un bel ragazzo di diciannove anni ha ucciso due suoi coetanei a Orune.
Si trovava nel carcere minorile di Quartucciu da un annetto.
L'altro giorno ha appoggiato una scala telescopica al recinto, ha preso con sé delle caramelle, due magliette e due ricambi di mutande, ed è saltato oltre il muro, è evaso.
Ora l'hanno riacchiappato, nascosto in una chiesa, dopo vari disperati giri per le campagne.
Sarà rovinato definitivamente: gli daranno altre pene, oltre ai vent'anni eterni che già doveva scontare.
Ai suoi avvocati ha dichiarato che in carcere si annoiava, non si faceva nulla, non gli facevano neppure tagliare i capelli da un barbiere, e che là dentro stava impazzendo.
Possibile che non si trovino delle alternative al carcere per rimettere in vita dei giovani che, in un attimo della loro vita, hanno già commesso degli omicidi e rischiano di essere perduti ?

Ho visto avant'ieri dei filmati in tv: nel primo un centinaio di migranti urlavano e si esaltavano per aver saltato l'altissimo muro dell'enclave di Ceuta. Occhi spiritati e facce paonazze, hanno superato di corsa la frontiera doganale e sono entrati a forza in Europa.
Molti di loro saranno ripresi, ma intanto hanno sfondato la barriera, hanno sopravanzato le barriere, dopo mesi e mesi di attese, allenamenti, appostamenti, fallimenti.
Finalmente hanno vinto la gara, o almeno la manche.
Migliaia sono ancora lì, in territorio marocchino, in attesa.
Ci stanno riprovando ogni giorno, e lo faranno ancora.
Nel secondo filmato, una barca di migranti è giunta direttamente in spiaggia, tra i bagnanti e i vacanzieri, sbarcando di corsa, come in una gara di decathlon vikingo o un assalto di pirati.
Chissà dove sono finiti ora e dove finiranno...
Ma è possibile che non si trovino delle alternative a questo assurdo delirio ?

Qualche sera fa stavo guardando la finale dei 400 ostacoli femminili ai Mondiali di Londra.
La strafavorita, una bellissima nera bahamense di nome Miller, stava stracciando tutte le sue pur forti avversarie, quando -all'improvviso e senza scampo- una contrazione tetanica da eccesso di acido lattico l'ha bloccata, a soli 10 metri dall'arrivo e dalla sicura vittoria.
Nessuno poteva credere ai suoi occhi e lei stessa sembrava stupita, in preda a una forza che le impediva di correre, nonostante la sua volontà cercasse inutilmente di farla avanzare sulla pista.
Alle Olimpiadi di Rio, l'anno scorso, aveva battuto le sue avversarie, cadendo con tutto il corpo in avanti e sbattendo per terra al traguardo.
Qualche sera fa un altro recordman nero del Botswana, Makwala, che si preparava a vincere i 400 uomini in quasi totale sicurezza, è stato fermato dalla IAAF all'ingresso dello stadio perchè colpito da un virus gastroenterico e messo in quarantena.
Non ha potuto disputare la gara e ha perso la medaglia d'oro.
Possibile che da questi malinconici episodi ci possa venire però un insegnamento: per trovare alternative bisognerebbe smettere di correre e fermarci a vicenda, farla finita con questa gara dentro l'abisso, in cui alla fine perderemo tutti.
Sarebbe bene fermarsi, anche a costo di dichiararsi perdenti o di far fallire i giochi.
O almeno sospenderli, per un attimo, e guardarci dentro, e intorno.
Per esempio, allarmarci profondamente per tutto questo calore insano che ci avvolge, non accontentarci del ritorno del maestrale.
Riconsiderare il nostro rapporto con il mondo che ci attornia e che sta male.
Darci ancora un po' di tempo, parlarci su, e cambiare rotta.
Ma perchè rovinarci l'estate ?
Ma cosa sto dicendo ? E a chi ?
















giovedì 10 agosto 2017

nota bene

La migrazione è un processo inarrestabile e va affrontato in quanto tale.
Non ha senso e ci complica le cose prendersela con i migranti o con i trafficanti o con le ONG, con leggi o provvedimenti ad hoc.
La soluzione, a valle, c'è, l'unica legge che ci sarebbe da fare: rendere legale e gestire regolarmente il trasbordo, togliendolo sia agli schiavisti che ai salvatori.
Ma ci servono gli uni e gli altri, e i migranti servono ad entrambi. Quindi, niente.

Altra frase che non serve a nulla, se non a mistificare: 'aiutiamoli a casa loro'.
Come se il problema di casa loro non fossimo proprio noi.
Il problema di casa loro è a casa nostra: sono i nostri stili di vita, le predazioni coloniali di ieri e di oggi, gli inquinamenti e i cambiamenti climatici, le guerre: tutto questo crea -forzatamente- l'esodo.
Loro partono e scappano da lì, ma i problemi partono da qui.

Altro non senso: continuare a distinguere tra migranti legittimi ed 'economici'.
Le migrazioni, soprattutto le nostre, sono sempre state economiche.
Paragonare i morti di Marcinelle agli esuli di oggi espone un nervo scoperto.
Dà fastidio ricordare le nostre emigrazioni, non certo dettate da guerre o disastri climatici.
Gli italiani sono decine e decine di milioni in tutto il mondo.

Altra pericolosissima svista: pensare di risolvere la faccenda di nuovo con i respingimenti a monte.
Per uno che ne dissuadi definitivamente (e poi, perchè ?), sette la ritenteranno di continuo, e due si incazzeranno con noi ancora di più e alla prima occasione si voteranno all'Isis e ci combineranno altri attentati appena arriveranno qui.
Ma forse anche questo serve al potere dominante: il terrore, sì.

Altra parola che va di moda: accoglienza sostenibile.
Visto che lo sviluppo sostenibile (che proteggerebbe loro da noi) non si può fare, siamo passati all'accoglienza sostenibile (quella che, come sempre, protegge noi da loro).
Troppo facile, cari lombardo-veneti del menga.
L'accoglienza è insostenibile e disumana, sì, ma per quei poveracci.
O pensiamo che gli faccia piacere starsene in paesetti isolati, in strutture stracolme e disorganizzate, senza soldi, circondati da poliziotti e diffidenza, in attesa di fare gli spacciatori, gli spazzini o gli espulsi ?








mercoledì 9 agosto 2017

tutti giù per terra

Qualche tempo fa ho trovato tra i rifiuti una bella sfilza di eleganti mensole di vetro verde chiaro.
Qualche giorno fa siamo andati da Cfadda ed abbiamo comprato degli appoggi a tassello per montarne qualcuna a casa.
Quella in cucina dovrebbe reggere 40 chili, ci ho messo sopra qualche piatto in prova e per ora, dopo tre giorni, regge. Lo stesso per quella da 20 in bagno, che però deve sostenere solo il peso di shampoo e spazzole. Una da 20 regge poi una ventina di libri in camera da letto: attenderò sino a domani per dichiarare vittoria anche su quella.
Abbiamo provato allora a mettere tre altre mensole nell'atrio, e ci ho appoggiato alcuni miei autori preferiti: Murakami, Roth, Auster, Kureishi, Kafka, Coetzee, McCarthy, Pamuk, Munro, Barnes.
Ho valutato una ventina di chili e le ho messe alla prova.
Non superata: questo pomeriggio, mentre riposavo, sono crollate simultaneamente tutt'e tre.
Anzi, quella più in alto, credo, è caduta su quella di mezzo, che è crollata su quella di sotto, trascinandola giù miseramente.
Alcune viti sono uscite dai tasselli, due tasselli sono usciti dal muro, quattro aggeggi di plastica si sono piegati. Sovraccarico.
Uno spettacolo catastrofico, tragicomico, un castello di libri e vetro come squassato da un sisma..
Ne ho salvato solo una e ci sto riprovando con meno cultura sopra. Vediamo se ce la farà almeno questa.

La storia delle mensole è una buona metafora per parlare di me in questi ultimi tempi.
Ho esagerato, e mi sento sovraccarico.
Qualche tassello ha ceduto dentro di me.
Mi sento saturo di relazioni e incontri, ed emerge un chiaro bisogno di maggiori distanze e intervalli.
Piegato da un'estate cagliar-africana, azzannata da un caldo feroce, che toglie il fiato e ti fa sudare l'anima.
Oppresso da una bassa pressione, insieme climatica e nervosa, che fischia nelle orecchie e invita solo a dormire o a metterti in bocca al ventilatore, nient'altro.
Coinvolto da libri e letture complesse, immerso in un confondente labirinto illudetico di scritture cangianti.
Circondato da un mondo piccolo in cui -direbbe Heidegger- si vive, si chiacchiera, ci si diverte,si va a cuocersi in spiaggia, ma che non mi ha mai preso, non mi prende, anzi, ve lo devo proprio confermare: mi annoia a morte.
E da un mondo grande sempre più devastato dalla guerra e dall'avanzare del deserto.

Insomma, sto provando a stare vivo, e ci proverò ancora.
Questi ultimissimi anni sono stati i più belli e i meno tristi per me, almeno degli ultimi dieci.
Ma in giorni come questi risalgono depressione e inquietudine e mi vien voglia di tornare a fare il morto.
Almeno (per) un po'.

.








martedì 8 agosto 2017

tuono di mezzanotte

Una lettera muta.

...Perchè Caterina non sa, non sa davvero che cosa scriverà in quella lettera, sa soltanto che si concederà la soddisfazione di sottolineare il commiato.
Traccia rapidamente due righe, rilegge, depone la penna: le manca il sostegno di un grande dolore o per lo meno di una profonda emozione che la porti a manifestare il proprio scontento con frasi inequivocabili, forse risolutive -oppure frasi che espongano una rassicurante contraddizione, il genere di frasi appassionate, ma a doppio taglio, che si dovrebbero leggere soltanto di notte, a bassa voce, rivolgendosi all'oscurità ormai scesa, con la passione, in fondo al cortile -una voce sempre sul punto di tacere e di svanire nel silenzio.
Caterina dubita che qualcuno abbia voglia di ascoltare la sua voce triste che legge le gravi espressioni di un malcontento apparentemente ingiustificato -in verità, quelle che ha scritto non le sembrano ragioni vincenti, e neanche legittime forse, e in nessun caso spiegano la lettera in programma, quella che vorrebbe scrivere in quella stessa notte prima che si affievolisca il rancore.
'Chissà a che cosa pensano tutti quelli che se ne stanno ritirati nelle loro stanze dietro il fragile riparo dei vetri ?' si chiede Caterina. 'Forse cercano semplicemente di rocrdare quello che hanno dimenticato, e non sanno neppure quale forma avesse quella cosa, quale colore o suono o importanza, sanno soltanto che si allontana nel tempo una cosa da cui non sono certi di volersi separare'.
Molte voci segrete sussurrano nell'oscurità e nel silenzio della notte; sono fiati che nessuno più ascolta, troppo sottili per sopraffare le necessità perentorie che Caterina crede sia il suo presente -eppure basterebbe un momento di silenzio, solo un momento, per udire i sussurri di tutte le forme lievi che si allontanano ormai prive di vita e perfino della fragile apparenza di un ricordo.
Caterina apre la finestra e respira l'aria della notte satura di ombra e di silenzio. Là in basso, vede muoversi nell'oscurità una figura di bambino che cammina come se non avesse una meta precisa -adesso esce dal cancello- e adesso cerca di nascondersi qua e là nell'ombra mobile e densa degli alberi del viale, come cercasse di scomparire.
'E' soltanto un bambino,' mormora Caterina, 'Dove vorrebbe rifugiarsi a quest'ora di notte ?'
Ma all'improvviso, dall'oscurità che adesso circonda questa parte della Terra, precipita contro di lei e la percuote una violenta catastrofe sonora in forma di tuono, un cupo boato che segna esattamente la mezzanotte spaventando i cuori svegli e tormentando i dormienti.
Caterina si trova in balia di quell'esplosione senza lampi e senza pioggia, mentre un'onda di fosforescente luce lunare risale dal pavimento del cortile dove prima si era adagiata in conche di polvere bianca – e quando la notte si è acquietata nel consueto silenzio, le sembra di essere stata sola ad accogliere, con emozione e spavento, la catastrofe sonora che ha invaso lo spazio un attimo prima della mezzanotte -la sola a esplorare con lo sguardo un cielo senza neppure una nube che giustifichi quell'esagerato annuncio di tempesta.
Forse è stato soltanto il sussulto di un brusco risveglio a causa di quel fragore inaspettato che ora le torna in mente, anche se, in questa stagione, a mezzanotte, con il cielo sereno, nessuno potrebbe credere a un fenomeno temporalesco di tale portata.
Comunque, Caterina riprende la penna che le è caduta di mano, la sua penna Parker di lusso, e alla fine della pagina vuota scrive l'unico messaggio possibile: la lettera più silenziosa dell'alfabeto -una h come per ahimè, seguita da un punto interrogativo: ' h ? '


(Carla Vasio, Tuono di mezzanotte, Nottetempo, 2017) 

domenica 6 agosto 2017

poveri ragazzi ! post numero 1000 !!!

I ragazzini e gli adolescenti sono oggi in gran parte solo dei poveri rincoglioniti (più o meno, peraltro, come gran parte degli adulti, ben più responsabili di loro dell'idiozia di entrambi).

Essere giovani al momento, e temo anche per il prossimo futuro, significa di fatto:
-dimostrare una volta per tutte la totale inutilità e nocività della scolarizzazione forzata di massa: il livello di ignoranza culturale e di disinteresse verso le cose del mondo è altissimo, deprimente e sconfortante; patrimonio linguistico minimo, conoscenza terminologico-sintattica limitatissima, capacità di scritttura e di critica sotto qualunque media del passato;

-dimostrare una volta per tutte la pervasività diabolica degli ammalianti e semplici dispositivi mediatici e informatici in cui essi sono totalmente e diuturnamente immersi; l'analfabetismo relazionale, la maleducazione senza colpa e senza rimorso, sino al vero e proprio isolamento in cuffia si costruiscono in loro attraverso il narcisismo autoreferenziale dei selfies e delle esibizioni in rete, sede di incontri virtuali sostitutivi e continuamente, reciprocamente dati in pasto e taggati; in relazione a questo la disponibilità alla violenza sessuale, spesso filmata e correlata alla sempre più precoce attenzione ai siti pornografici; violenza, cinismo e disincanto che peraltro vanno spesso insieme, nella più tragica inconsapevolezza emotiva, con sentimentalismi e sdolcinatezze, come nella migliore soap-opera;

-dimostrare una volta per tutte il fallimento dell'educazione familiare, sia nella sua variante autoritaria che in quella permissiva; il rapporto col potere e col conflitto resta irrisolto e non affrontato, oppure gestito con violenza e insensatezza; la totale dipendenza del ragazzo e del giovane dalla famiglia e dai genitori (in termini economici e logistici) viene compensata da dinamiche abbandoniche, falsamente autonomizzanti; o da altre fintamente paritarie e amicali tra generazioni e ruoli asimmetrici; o da relazioni ancora improntate al dominio e all'obbedienza e/o alla cura invischiante e controllante;

-dimostrare una volta per tutte la manipolazione e l'inquinamento dei corpi giovanili, sia attraverso le mode e i gadget del vestiario (shopping compulsivo e imitativo), sia attraverso la corruzione dei gusti e delle scelte alimentari (che vanno da anoressia-rifiuto a sfrenatezza-bulimia); ma anche attraverso il doping acustico-musicale e visivo, quando non direttamente e apertamente tossico (alcool, droghe...); ed attraverso, infine, il divismo sportivo, il palestrismo, i culti cosmetici ed autoimmunizzanti (con contro-effetti-paradosso (sindromi autoimmunitarie); e tutto questo insieme ad una sempre più evidente imbranatura fisica, debolezza di salute, fragilità psichiche, paure profonde e panico nelle vicende quotidiane ed ordinarie.

Insomma, un vero disastro, una catastrofe senza precedenti, apparentemente irreversibile e incorreggibile, perlomeno su scala di massa.
Non vedo come si possa più affrontare -da educatori- tutto questo.

Se non offrendo delle nicchie alternative, che perlomeno facciano balenare qualche altra modalità di vivere, di incontrarsi, di conoscere e di stare nel mondo.


bene o male, ci fregano sempre...

La guerra in corso, quella che produce migrazioni e che fa guerra ai migranti che produce, si avvita sempre più rapidamente e inesorabilmente nella sua catastrofica spirale di assurdità e violenza.

Gli stati procedono improvvisando in ordine sparso, ognuno pemsando unicamente ai suoi interessi parziali e temporanei.
L'Italia si è infilata in una gabbia dorata, di cui gode gli onori e i profitti, ma di cui vorrebbe evitare gli oneri e i costi (soprattutto elettorali).
In questa luce va letta l'ennesima trovata delle navi militari inviate ad aiutare i libici per ridurre le partenze e gli sbarchi. Siamo davanti ad una nuova forma di terribile politica dei respingimenti.
Il che porterà a scontri armati continui in cui i migranti si verranno a trovare tra i tiri incrociati dei militari e dei poliziotti, ancora più pericolosi per la loro vita dei trafficanti e delle onde.
Sempre che poi questo non scateni addirittura, ma non improbabilmente, altri veri e propri scontri armati tra i militari italiani e le forze aeree e navali cirenaiche o di chissà chi.
Una guerra vera e propria è già in corso, ai confini delle nostre stesse acque territoriali.

In contapposzione, ma anche in collusione a tutto questo, si muovono i salmoni a pagamento delle ONG di salvamento.
Ormai è palese che varie ONG fanno affari, fanno accordi con i trafficanti, si spartiscono il mercato fiorente dei corpi e delle anime, funerali inclusi.
Anche perchè lavorano a cottimo (più migranti salvano, più soldi ricevono).
Non mi pare un sistema che possa favorire l'onestà di nessuno.
Anche qui l'Italia si sta evidenziando per la sua strana agitazione ed ansia di sprovveduto controllo, che pare però non rivolto verso il magna magna delle cooperative nazionali, tutte in quota PD o AP (non è un caso che Alfano si aggiri da tempo proprio tra Interni ed Esteri, e non certo per le sue capacità, ancora inespresse).

Il male: come si presenta e si organizza bene... accipicchia !



mercoledì 2 agosto 2017

comunità che vengono

Giornata dedicata a riflessioni su Individuale e Comune, parte importante di Illudetica, il nuovo libro che inizia a muoversi anche fuori di me, dopo essersi mosso a lungo dentro.
Comunità che viene, comunità inoperosa, comunità inconfessabile, communitas: mi aggiro tra i testi, già letti e riletti o nuovi, e cerco di muovermi in questo labirinto.
Alcune cose mi sono chiare di quel che penso e di quel che pensano gli altri che leggo.
Altre, sia mie che loro, restano molto oscure (forse anche per loro, non solo per me).
Insisterò.

Intanto, i pastori sardi si aggirano tra i bar, dopo aver tentato un'altra manifestazione sotto la Regione.
Sono alla fame, il latte non viene pagato il giusto, c'è siccità, la produzione scende ed anche le vendite sono in calo. Un mondo intero, centrale per l'isola, è in ginocchio, dopo decenni di assistenzialismo e industrializzazione forzata (e fallita).
Ora i pastori vengono a urlare in città, sono ricevuti dagli assessori di turno, e torneranno ai loro ovili, dopo essersi bevuti una birra.

Al giardinetto, decine di neri sostano all'ombra, come se fossero al loro villaggio.
Parlano, in eterna attesa di qualcosa. Dormono, gesticolano, si sdraiano, si tolgono le ciabatte e si sventolano.
Stiamo predisponendo sul mare l'insano progetto che tenta di fermarne l'afflusso.
Non funzionerà, milioni di persone si stanno muovendo verso di noi.
Intanto, la comunità dei migranti, quelli che sono già qui, sta sotto i miei stessi grandi, enormi alberi.
Non sappiamo cosa fare gli uni degli altri, che dirci. O, almeno, io non lo so.
Ma sappiamo di esistere, qui e ora, io, noi e loro.

martedì 1 agosto 2017

prendendo la luna a san sperate

Ma di una cosa sono certo: qualcuno cercherà di impedirvi di portare a termine la Missione, perchè chi odia il mondo non tollera che qualcuno tenti di aiutarlo o salvarlo. Vogliono solo che sopravviva, per ucciderlo loro al momento giusto.

Ho analizzato altri tipi di sogni. Dopo il Trisogno ho studiato il Quadrisogno e il Polisogno. E'stata una ricerca deludente. Se più di tre persone fanno lo stesso sogno, nasce un partito politico, o una setta satanica, o un'associazione di Psichiatri Canoisti, ma non ne deriva nulla di profetico.
Ho trovato molto più interessanti altri tipi di sogni, ad esempio il sogno erotico Pink e quello Blue.
In quello Pink si hanno polluzioni notturne, respirazione affannosa, e rimpianto quando ci si sveglia, oppure sollievo se sogniamo di accoppiarci con una nutria gigante.
Invece nel sogno erotico Blue si resta per tutta la vita innamorati della persona sognata. La persona può anche essere un volto sconosciuto e che non incontreremo mai, ma spesso è una persona che non c'è più, che rivediamo e ribaciamo et cetera. Il risveglio è assai doloroso.
Ma ultimamente le mie ricerche sono rivolte al sogno Matrioska, in cui si incastrano una dentro l'altra diverse fasi oniriche. Cioè si sogna il risveglio poi ci si accorge che siamo dentro al sogno poi ci si risveglia credendo di tornare alla realtà invece siamo ancora nel sogno et cetera.
Se questo meccanismo si ripete più di centouno volte, allora vuol dire che siamo morti.

Il capo Chiomadoro, al suono del Requiem in do minore di Cherubini, fece il suo ingresso e si sedette. E così parlò:
'Guardate questa sala: E' la stessa in cui si riunivano i nostri predecessori, cinquecento anni fa. Sembra che il tempo si sia fermato. E magari fosse così. Il nostro potere è sempre grande. Ma oggi più che mai dobbiamo difenderlo. Siamo riuniti, ognuno di noi rappresenta una teocrazia, una tecnocrazia, una bancocrazia, una ludocrazia, una mediocrazia o una di quelle amicali associazioni per il profitto che i mediocri chiamano mafie.
Ognuno di voi ha l'onore e la responsabilità di guardare il mondo dall'alto. So che qualcuno ha nuove idee da proporre, ma anche io ne ho una: udite udite, la mia nuova idea è di tornare alle vecchie idee. Alle regole, ai riti, agli arbitrii che creano ciò di cui abbiamo bisogno: IL RANCORE.
C'è un meraviglioso giacimento di odio e rancore nel cuore degli uomini. Noi, restando invisibili, dobbiamo indirizzare questo rancore verso i visibili, soprattutto i più deboli.
Il virus dell'odio è sempre stata la paura, e oggi siamo troppo timidi nell'usarla. Abbiamo inventato nuovi, seducenti, spettacolari , educati modi per costringere la gente a obbedirci.
Ma dobbiamo ogni volta giustificare le nostre azioni, fingere legalità, render conto a moralisti e politicanti. Basta!
Io voglio che i riti degli Annibaliani ritornino. Voglio che il passato riapra il suo libro di terrore. Voglio che il nostro potere non sia limitato, ma invocato. Che i nostri sudditi chiedano di sponatena volontà roghi, muri, crimini. Che dormano col fucile sotto il cuscino. Ci sono ancora Giusti sulla terra che possano contrastarci ? Io credo di no, ma se esistessero dobbiamo sterminarli, e cancellare chi crede in loro. Il nostro Dio Tremendo ci guida. Non ci importa se esistono altre copie di Dio, dobbiamo tornare a un solo Dio per tutti. Noi siamo Dio.
(Applausi).

Centro commerciale Butterman.

O gioia dell'acquisto o vicinanza umana o comune anelito, incolonnati all'altare della Merce come fedeli davanti alla Comunione, verbum seitan factum est e dacci oggi il nostro pane quotidiano, ma anche grissini e cracker e pandori e fette biscottate.
E acquistando più del necessario
e spendendo più del risparmiato
e accettando l'offerta e l'occasione verremo mondati dal peccato originale, l'antica trasgressione nell'Eden ove tutto era immeritatamente gratis, e i nostri cuori pulsano pieni di riconoscenza perchè il paradiso ora è veramente terrestre, è qui davanti a noi, giardino di Delizie perenni, di infinità varietà e inesauribile assortimento, adeste fideles, con l'oro del contante, l'incenso del bancomat e la mirra dei bollini sconto, noi ci inchiniamo davanti alle molteplici Casse, ove ci giudicheranno i Sacri codici a barre.
Avanti! Spingiamo il pesante carrello che testimonia la nostra buona volontà, il desiderio che l'Umanità continui sulla strada della redenzione, della nutrizione, della produzione, mente in fila rassegnata o irosa aspettiamo di pagare il Dovuto attendendo la parola che ci assolverà:
'Vuole una busta ?'.


(Qualche sera fa, in una grande lolla di una splendida casa campidanese a San Sperate, abbiamo assistito alla presentazione di 'Prendiluna', di Stefano Benni).

triadiche tragedie

Si delinea in questa torrida estate con chiarezza una prima connessione tragica e rapidissima della catastrofe climatica: la triade siccità-crisi della produzione agricola-incendi si manifesta, in Italia e soprattutto in Sardegna, in tutta la sua potenza devastatrice, seppur iniziale.
Quel che avverrà nei prossimi anni renderà tutto questo cronico e ben peggiore di oggi.
Quel che (non) stupisce è che ancora una volta non si valutino le questioni di fondo, ma si rincorrano soltanto (o meglio, si venga rincorsi dalle) cosiddette 'emergenze'.
E si riesca solo a fronteggiare queste, e nient'altro, e per ora, e a malapena.
Corsi e rin-corsi storici, dentro una palla di fuoco.

Si delinea in questa violenta estate con chiarezza una prima connessione tragica e rapidissima della catastrofe sociale: la triade Stato-repressione politica-guerra civile si manifesta, nel mondo ma soprattutto in Venezuela, Siria e Libia, in tutta la sua potenza devastatrice, seppur iniziale.
Quel che avverrà nei prossimi anni, anche nei paesi occidentali, renderà tutto questo cronico e ben peggiore di oggi.
La fine delle democrazie parlamentari si riverbera nel ritorno a regimi dittatoriali oppressivi ed accentrati, a veri e propri stati di polizia e di guerra permanenti; la catastrofe del diritto e dei diritti, foglie di fico della violenza strutturale sempre in campo e ben salda, ne rivela la verità e la portanza per qualunque politica a venire.
Corsi e ricorsi storici, dentro una sfera di morte.

Si delinea in questa allucinante estate con chiarezza una prima connessione tragica e rapidissima della catastrofe economica: la triade lavoro-precarietà-disoccupazione si manifesta in tutta la sua potenza devastatrice, seppur iniziale.
Quel che avverrà nei prossimi anni renderà tutto questo cronico e ben peggiore di oggi.
La fine del lavoro stabile e retribuito si accentua nel boom dei part-time estivi, propagandati come vero lavoro; la mera difesa dei già garantiti si scuda sempre più contro le possibilità dei giovani, e mette a repentaglio la stessa sicurezza sociale di chi comunque lavora.
Stiamo vivendo soltanto sui soldi di chi sta per andarsene.
E quando a generazioni senza pensione succederanno generazioni senza lavoro sapremo che, dopo esserci ammazzati di lavoro per secoli, moriremo per averlo ammazzato.
Nuovi corsi, che sanno di preistorico e post-umano insieme, ci aspettano.



giovedì 20 luglio 2017

agenti inquinanti

La commissione parlamentare sull'uranio impoverito dichiara che lo Stato non ha tutelato i suoi soldati e ha permesso la devastazione del suo stesso territorio, permettendo esercitazioni ad alto rischio radioattivo e contaminante.
Inquietante.

L'azienda di soggiorno di Rimini regala 15 giorni di vacanza a chi si riprende durante le vacanze e manda continuativamente i selfie e i filmati sui social.
Divertente.

Il processo su Mafia capitale ha deciso che gli imputati sono corrotti, ma non mafiosi.
Anche il Comune di Roma è corrotto (65 funzionari indagati su 170), ma non mafioso.
Rassicurante.

E' un'estate caldissima, non piove da mesi, si inizia a razionare l'acqua nelle case, tutto si secca.
Ma ce la faremo anche questa volta, dicono.
Niente di allarmante.

Il ministro Costa si dimette, gli alternativi popolari cercano già un'alternativa...ad Alfano!
Vogliono tornare a casa, dopo aver gironzolato un po' col PD.
Zuzzurelloni.

Trump viene scoperto a parlare con Putin di nascosto.
'Stavamo parlando di adozioni internazionali', si difende.
Fantastico.

Un quasi hikikomori di Busto Arsizio pare sia sceso sino al Vesuvio per incendiarlo.
'E' un ragazzo chiuso e soffre di sinusite', dice il padre per giustificarlo: aveva le tasche piene di fazzolettini di carta uniti ad un accendino.
Turismo insostenibile.

Un ragazzo si è suicidato, pensando di aver ucciso a colpi la sua fidanzata.
'Un grande amore...', scrivono alcuni sui social.
Disorientante.














lunedì 17 luglio 2017

trafitti da un raggio di sole

Scopare è la sola cosa che desiderano quelli che stanno per morire. (R. Bolano)

Alla fine dell'anno mia madre ci lasciò per andare in una città del Nord con l'amante. Crebbi con lo stigma dell'abbandono. Qualcuno mi prendeva in giro ed altri mi proteggevano in modo eccessivo. Per difendermi dai giudizi e dalla commiserazione della gente, mi rifugiai nei libri della scuola e nel cinema di quartiere. Con il passare degli anni mi guadagnai l'accesso al cortile vietato e al ciliegio sotto il quale mi trattenevo per ore, a guardare il monticello d'erba. Decisi in segreto che l'avrei considerato la tomba di mia madre...Mi sedevo lì a leggere o a scrivere il mio diario. Altre tombe, nel cimitero o intorno alle chiese, cominciarono ad attirare la mia attenzione...E' facile appassionarsi alla morte quando non se n'è ancora subita nessuna.

Non è un caso che le tombe siano così diverse tra loro. Neppure i loculi si somigliano. Si sporcano in modo differente. Uno avrà qualche macchia di unto accanto all'epitaffio, su un altro crescerà il muschio, il marmo di un altro apparirà lindo, intatto.
Anche la morte ha qualcosa di ironico: rimane ciò che vorresti eliminare e ciò che vorresti conservare viene dimenticato in fretta.

Una delle prime cose che attirarono la mia attenzione in quel luogo invernale, fu la grande quantità di persone che sembravano appartenere a una realtà liminare, indipendente, individui che intavolavano conversazione accalorate con se stessi o con interlocutori ipotetici che, nella metropolitana, apostrofano i passeggeri e li insultano, per il piacere di insultare o per qualche ragione sconosciuta. Queste persone perturbanti -che non oserei definire psicopatici- mi parevano tutte stranamente simili, vittime di un'epidemia psicologica.
I sintomi si manifestavano soprattutto in individui poveri che, dopo aver aggredito due o tre passanti, salivano sugli autobus o sui vagoni della metropolitana chiedendo un aiuto economico ai passeggeri, ma potevano comparire anche nei camerieri, nei commessi delle tabaccherie, o nelle operatrici telefoniche. Fin troppo spesso la metropolitana si fermava per via di quello che gli altoparlanti definivano un accident de passager, eufemismo usato pudicamente per non annunciare la morte di qualcuno che si era buttato nei binari.
Io guardavo tutto senza capirne le ragioni, con l'atteggiamento sorpreso e distante che si riserva all'analisi dei costumi stranieri. Quelle persone mi facevano paura. Da dove erano uscite ? E, soprattutto, com'era possibile che fossero così tante ?
Ma mi facevano paura anche gli altri, quelli che ostentavano un'aria di superiorità e il disprezzo verso quanti sembravano impazziti o, come dicevano loro, usciti dai binari.

Tuttavia, invece di vedere l'esaltazione che rafforzava la tempra della mia anima, notavo in me una pusillanimità orrenda riguardo a Ruth. Adesso mi dico, forse per giustificarmi, che l'esperienza dell'amore, quando è incontestabile, porta con sé una minaccia di rivoluzione, di cambiamento radicale, di renversement. E per quanto evitiamo -o posticipiamo, come nel mio caso- di prendere decisioni repentine o avventate, tutto pare sull'orlo del collasso, del terremoto.
E' grandissima la fragilità nel caso di un amore del genere, che si impone in questo modo.
Ed è naturale o inevitabile cercare appigli, per quanto siano assurdi o sbagliati, in modo da non sentirsi inghiottiti dall'abisso: il lavoro, la quotidianità, ma anche i rapporti con le persone che costituivano il nostro universo prima dell'incontro che ci ha scossi.

Claudio,
ci sono periodi in cui ho solo voglia di dimenticare il mondo e sono ossessionata da cose prive di senso. E' ciò che è accaduto nei giorni in cui non ti ho scritto. Sono nel pieno di una lotta con me stessa. Alcuni lati del mio carattere mi fanno soffrire e fatico a sradicarli. Da quando ti ho conosciuto ho tentato di aprirmi alla possibilità dell'amore per combattere la frustrazione, lo sperdimento. Ma a volte si impossessano della mia vita. Perchè vuoi che ti scriva da un luogo simile ? Se dovessi decidere in quale mare suicidarmi, andrei in Sicilia.
Non smettere di scrivere. Ricevere le tue parole mi farà bene.

Dopo aver letto quel messaggio, spensi il computer e uscii a camminare senza smettere di pensare a lei e al suo sconforto...Che cosa si ama in un altro ? Credo il suo stile -sotteso a quello che chiamano 'chimica', un modo più o meno costante di stare al mondo, una maniera indefinibile di aiutare gli altri a conoscersi e ad accettarsi.
Mi dissi che in fin dei conti ciascuno di noi è un campo di battaglia permanente. Cecilia Rangel, come chiunque – e più che mai a ventisette anni-, è un'essenza instabile, una serie infinita di tentativi, di errori e di successi. Quanto affetto sentivo per tutti i suoi movimenti e le sue oscillazioni. Quando rientrai le scrissi:

Cecilia,
niente di ciò che potresti rivelarmi sui tuoi lati 'invisibili' potrà sorprendermi o spaventarmi. Magari alcune cose mi appariranno più utili o produttive o positive di altre. Ma non si può amare né rispettare una persona a pezzi, in modo selettivo. Eccoti una poesia di Salvatore Quasimodo che ho scoperto anni fa, un giorno in cui mi sentivo come ti senti tu adesso:

Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Che possiamo, presto, ovunque siamo, sentire lo stesso raggio di sole che ci attraversa.


Prima di arrivare al giardino della Tour, abbiamo fatto diversi giri con il passeggino in Place Joachim-du-Bellay, dove un branco di ragazzini correva a perdifiato proprio nel punto in cui un tempo sorgeva l'antico Cimetière des Saints-Innocents.
Ho pensato che, come la primavera segue all'inverno portandoci a scordarne la crudezza da un anno all'altro, ci saranno sempre bambini che giocano e corrono sopra i nostri morti.


(Guadalupe Nettel, Quando finisce l'inverno, 2014)



VAXX...anculo!

Ieri, parlando con la mia medica di fiducia a colazione, ci siamo anche noi messi a parlare di vaccini.
E' una faccenda intricata, in cui si mescolano vari fattori, ben più consistenti e persistenti forse della stessa diatriba su far vaccinare o meno i propri figli.

Ci è venuto da pensare che essa sia il sintomo di una crisi dell'universalismo, crisi che sta toccando la sanità quanto la democrazia o i diritti: molte persone hanno la sensazione netta che ormai i valori universalistici siano in mano ai ricchi e quindi siano difesi e difendibili solo da loro, mentre i poveri possano trovare forza solo nei particolarismi e nella parzialità dei bisogni e delle scelte.
Immersi nell'ossessione securitaria, se lo Stato non rassicura, ognuno si fa la sicurezza da sé, per sé e per i propri cari.
Ci si arma e ci si protegge anche contro chi si prende cura di noi, o dice di farlo.

Più ci si sente impotenti sul sistema e rispetto ai 'poteri forti', più si cerca di avere potere sul piccolo, sul nostro microcosmo privato, sui nostri territori (Nimby), sulle nostre cerchie ristrette o perlomeno sul nostro corpo singolo o su ciò che abbiamo creato e che sentiamo perciò nostro, in primo luogo i figli, per chi li ha fatti.
Che così si esprima proprio il vecchio e nuovo proletariato, che -senza poter e voler più aspirare ad una coscienza di classe- affida la propria protesta alla sua unica ricchezza, la prole appunto.

A questi fattori si uniscono anche le forti contraddizioni interne allo stesso mondo della medicina e ai paradossi esiziali della stessa Nemesi medica, come la chiamava Illich.
I conflitti irrisolti tra medici ed esperti, il rapporto catastrofico tra persone, tecnologie ed apparati ospedalieri, la disumanità delle relazioni sanitarie, le lotte di potere interne alle lobbies che gravitano dentro e intorno alla cosiddetta 'salute'.
La fiducia non può che essere bassa in una situazione simile, e molte persone comprensibilmente fanno fatica ad affidarsi ciecamente a quel che dice l'Oms o anche il singolo pediatra.
In una situazione diffusa di paura e scetticismo, tra due alee -quella degli effetti collaterali di un vaccino o quella di prendersi il morbillo- in molti non vedono perchè preferire la prima alla seconda.
Tutto questo ha una sua ragionevolezza, purtroppo, oggi.

Non ha senso, in un contesto tale, procedere per ulteriori obblighi e sanzioni.
Questo accrescerà l'obbedienza coatta di molti, ma anche il loro risentimento e la loro sfiducia verso il potere e verso le istituzioni.
Ma il potere e le istituzioni, tutte intrise di cultura militare e oligarchica, non sanno e non sapranno fare niente di meglio o di diverso.




giovedì 13 luglio 2017

a moltissimi piace caldo

Ultimi impegni in facoltà, ma settimana piena, tra riunioni, esami e tesi.
Il caldo è tale che, unito alla paura e all'ignoranza, rende i laureandi ancora più incapaci del solito, anche solo di balbettare qualcosa di decente e di sensato.
Una vera penitenza, per loro e per noi.
In tutta risposta, si è deliberato di abolire la discussione delle triennali: viene così ad essere eliminata una delle poche possibilità di conversazione pubblica dei giovani d'oggi, per quanto ormai ridotta solo ad uno sketch televisivo da veline.
Ma la proclamazione (collettiva) resta: un'americanata ad uso dei fans e dei fotografi.
La sfilata di moda, tanto, c'era già, compresa di trombette e stelle filanti e finti allori.
Stiamo collaborando allo sfascio di quel che resta della dignità delle istituzioni, anche nelle forme.
La sostanza è andata perduta da tempo.
Meglio così, in fondo.
Meglio il palese ridicolo, la spocchia svuotata, lo sputtanamento ad oltranza anche dell'ipocrita e retorico sembiante.

Lo stesso vale per la politica: il Parlamento non svolge ormai più alcuna funzione legislativa, se non di ratifica.
Le richieste di fiducia sono giornaliere, le discussioni sono pro-forma, nessuno ascolta, neppure chi parla.
Sempre che ci sia qualcuno in aula; le maggiori presenze si hanno quando c'è da litigare o da inscenare manifestazioni finte, in cui si assiste al match da ridolini tra onorevoli e messi delle Camerette che si appendono alle giacche per strappare striscioni o salvadanai.
Le manifestazioni che avvengono fuori di lì, poi, sono ormai puri sketches elettorali, sindacali.
Il populismo e la demagogia regnano sovrani, a parti contrapposte, ma non in questo.
Anche qui: meglio che il nulla appaia in tutto il suo splendore.
Non si potrà più dire di poterci credere comunque, a meno che non si voglia apparire proprio dei fessi.

Eppure, la baracca resta in piedi.
E spezza, rompe tutto il resto.
L'aggregazione umana disgrega la natura e il mondo delle relazioni, produce degradazione degli stessi uomini e donne, ma va avanti, di catastrofe in catastrofe, in un adattamento -e in un silenzio indifferente e rassegnato- che non avevamo mai conosciuto in precedenza.
Intere regioni di ghiaccio si staccano al polo, e noi proseguiamo a parlare di accorgimenti energetici per risparmiare il consumo di una lampadina.
Intere popolazioni vengono da noi sterminate, affamate, costrette alla fuga e noi -quegli stessi noi- stiamo a discutere di mille disperati in più o in meno sul nostro territorio e se li vogliamo o non li vogliamo, e come li vogliamo etc etc...
Bombardiamo e radiamo al suolo città intere e ci piace pensare di averle liberate e che la guerra, finalmente, è vinta.
Siamo pazzi, ormai, semplicemente.
Siamo dei poveri drogati di noi stessi, e senza cure.








martedì 11 luglio 2017

haruf haruf...!!!

Sì,insomma, adesso te lo dico.
Dimmi, disse Louis.
Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me.
Cosa? In che senso ?
Nel senso che siamo tutti e due soli, Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da ma, la notte. E di parlare...Non parlo di sesso.
Me lo stavo chiedendo.
No, non intendo questo. Credo di aver perso qualunque impulso sessuale un sacco di tempo fa. Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi ?

La prossima volta entrerò dalla porta principale. Ammesso che ci sia una prossima volta.
Non pensi che ci sarà ? chiese lei. E' solo un mordi e fuggi ?
Non lo so. Forse. Sesso a parte, non so proprio come andrà.
Non puoi avere un po' di fiducia ? domandò lei.
In te sì. Posso avere fiducia in te. Lo vedi. Ma non sono sicuro di riuscire ad essere come te.
Di cosa stai parlando ? A cosa ti riferisci ?
Al coraggio, rispose lui. All'essere disposti a rischiare.
Sì, però sei venuto.
E' vero. Sono qui.

Ci divertiremo un sacco a parlare, eh ? disse lei. Anch'io voglio sapere tutto di te.
Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci il tempo che ci serve.
Lei si girò nel letto e spense l'abat-jour e di nuovo lui si mise a guardarle i capelli che brillavano alla luce e le spalle nude, poi nel buio lei gli prese la mano, disse, Buonanotte, e poco dopo si addormentò. Per Louis era sorprendente la velocità con cui Addie riusciva ad addormentarsi.

Addie spense la luce. Dov'è la tua mano ?
Proprio qui, accanto a te, dove sta sempre.
Gliela prese. Adesso possiamo di nuovo parlare, disse.
Di cosa vuoi parlare?
Voglio sapere cosa pensi.
Di cosa?
Del fatto di stare qui. Che effetto ti fa adesso. Passare la notte qui.
Ormai riesco ad accettarlo. Mi sembra una cosa normale.
Normale e basta ?
Sto cercando di spassarmela un po' con te.
Lo so. Dimmi la verità.
La verità è che mi piace. Mi piace molto. Se non lo facessimo,mi mancherebbe. Tu che ne pensi ?
Adoro questa cosa. E' meglio di quel che speravo. E' una specie di mistero. Mi piace per il senso di amicizia. Mi piace il tempo che passiamo insieme. Starcene qui al buio di notte. Parlare. Sentirti respirare accanto a me se mi sveglio.
Anche a me piace tutto questo.
E allora parla con me, rispose lei. Adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito.

Poi cominciò a piovere.
E' meglio se chiudo.
Non del tutto. Non è un buon profumo ? E' delizioso, adesso.
Davvero.
Louis si alzò, socchiuse la finestra e tornò a letto.
Erano sdraiati uno accanto all'altra e ascoltavano la pioggia.
E così, la vita non è andata bene per nessuno dei due, quantomeno non come ce l'aspettavamo, disse Louis.
Anche se adesso, in questo momento, mi sta piacendo molto.
A me sta piacendo più di quanto io pensi di meritare, disse lui.
Oh, ma tu meriti di essere felice. Non credi ?
Credo sia quello che mi sta capitando in questi ultimi mesi. Per un motivo o per l'altro.
Continui ad avere dubbi sul fatto che possa durare.
Tutto cambia.

Da me, mia moglie non ha mai avuto ciò che avrebbe desiderato. Aveva una specie di idea, una nozione di come dovrebbe essere la vita, di come dovrebbe essere il matrimonio, ma tra noi non è mai andata a quel modo. Io l'ho delusa. Avrebbe dovuto trovarsi qualcun altro.
Sei di nuovo troppo severo con te stesso, osservò Addie. Chi riesce ad avere quel che desidera ? Non mi pare che capiti a tanti, forse proprio a nessuno. E' sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate. Anche se, ripeto, questo non vale per noi due. Non in questo momento, non oggi.
Anche per me è così. Eppure persino tu potresti stancarti di me e non volerne più sapere.
Se dovesse succedere, possiamo smettere, disse lei. Questo è l'accordo tra noi, no ? Anche se non ce lo siamo mai detti.
Sì, quando ti stanchi puoi dirlo.
Anche tu.

Questi brani sono tratti dall'ultimo libro di Kent Haruf, Le nostre anime di notte, uscito postumo nel 2015. Uno scrittore che prende totalmente, la più bella scoperta letteraria di quest'anno per me.

Vi consiglio anche e soprattutto la sua splendida Trilogia della Pianura (Benedizione, Canto della Pianura, Crepuscolo), anche questa edita da NNE.

in girum imus nocte



'Non fare lo stupido -gli rispose sua sorella, anche se già cercava di reprimere un sorriso.
Lui stava pensando a un gioco che avevano inventato da bambini: ridere a comando, ma in maniera spontanea, senza senso. Avevano usato quello stratagemma per sfuggire ai compiti, per poter uscire prima dalla messa. Lavorandoci sodo e con dedizione avevano sviluppato e perfezionato quella capacità: rotolarsi sul pavimento sghignazzando, tenendosi la pancia come pazzi, prima di andare dal dottore o di intraprendere qualche viaggio di famiglia, oppure la mattina di un compito in classe per cui non avevano studiato.
Nessuno dei due ricordava come fosse nato, ma a causa di quel gioco erano stati puniti in molte occasioni, nonostante si fingessero sempre innocenti. Non riusciamo a resistere, dicevano, sempre ridendo, le lacrime a lambire l'angolo degli occhi, fino a quando le loro rimostranze non li avevano portati a una seduta settimanale collettiva da uno psicologo infantile.
Anche dopo tutti quegli anni erano entrambi orgogliosi di non essersi mai traditi a vicenda...

La piazza di T era semplice, relativamente ben tenuta, e pittoresca...
L'Hotel Imperial occupava il lato sud della plaza... Nell'albergo c'erano anche l'unico ristorante e l'unico bar del paese, una piacevole terrazza dove ho trascorso molte serate ad ammirare la piazza sonnolenta. Il mio momento preferito della giornata era subito dopo il tramonto, quando la luce del giorno svaniva dietro la cresta occidentale e si accendevano i quattro lampioni della piazza. Quei minuscoli boccioli di luce arancione mi riscaldavano: erano così piccoli e il buio così immenso.
Mi piaceva restare seduto lì a guardarli, abbracciando con gli occhi quello spazio dove non sembrava accadere mai nulla.
Devo ammetterlo: la stessa calma oppressiva che avevo detestato da piccolo, ora la trovavo quasi affascinante.
Ma che aspetto ha il niente ?

Quando finalmente arrivò la madre di Rogelio, o meglio, quando gli fu portata davanti, si stupì nel constatare quanto fosse piccola. Ricordava che Rogelio gliela aveva descritta come una donna dalla presenza imponente, con un carattere imperioso e una voce tonante, capace di spaventare gli uomini; ma il tempo aveva cancellato tutto quanto e ciò che restava era qualcosa di più leggero e più dolce. La pelle chiara era quasi trasparente e coperta di rughe intricatissime, come un foglio di stagnola accartocciata e poi spianata di nuovo con la mano. I capelli sottili erano diventati completamente bianchi ed era avvolta in una decina di strati, uno scialle sopra un maglione sopra una camicetta a maniche lunghe sopra un altro maglione. Portava calzettoni di lana al ginocchio sovrapposti a un paio di pantaloni della tuta e, sopra ancora, una gonna blu che le arrivava a metà polpaccio.
Apparteneva a una generazione e a una cultura che avevano il massimo rispetto per il freddo, una cultura che non si fidava del calore, ma lo considerava solo un'illusione sporadica e passeggera.
Il freddo è permanente, eterno, affidabile. Il freddo segna l'inizio e la fine di ogni giornata...

Da 'Di notte camminiamo in tondo' di Daniel Alarcòn (2013).
Il titolo riprende la famosa frase palindroma (cioè che si può leggere anche alla rovescia)
In girum imus nocte et consumimur igni
(Andiamo in giro la notte e siamo bruciati, consumati dal fuoco),
che è anche il titolo di un piccolo libro di Debord.
Non a caso Alarcòn ha tratto un'epigrafe proprio dalla Società dello spettacolo :

L'esteriorità dello spettacolo in rapporto all'uomo agente si manifesta in ciò, che i suoi gesti non sono più suoi, ma di un altro che glieli rappresenta. E' la ragione per cui lo spettatore non si sente a casa propria da nessuna parte, perchè lo spettacolo è dappertutto.