mercoledì 18 ottobre 2017

variae-aetates

È possibile  che una grande gioia equivalga ad un dolore? 
"La felicità non ha storia." dice Tolstoj. Ma non è vero. La felicità ha storia. La felicità  si sa che andrebbe descritta, insegnata.

"Giochiamo a lassa e pigghia?" Era un gioco bellissimo, e a lassa e pigghia giocammo fino a che il lampione accese il suo cerchio intorno a noi e in quel cerchio giocammo ancora ore e ore.

Penserò ai vostri abbracci come un terribile fatto di natura,come la nascita e la morte.

(Goliarda Sapienza)


su una piccola barca da pesca alle Tremiti ho ritrovato il mio posto d'invitato in disparte. per essere con altri devo tenermi nel preciso punto di distanza, trovato per istinto che è un maestro antico. E' misura interiore, non riguarda i centimetri o i kilometri. Mi riconosco intruso tra i fidanzati.

'A' l'aurore, armès d'une ardente pacience, nous entrerons aux splendides villes'
Rimbaud in una Stagione all'inferno accoppia la pazienza con l'ardore.
E' una rivelazione che cambia i connotati della pazienza.
Non è sopportazione, ma tensione dentro un'attesa.
Si manifesta nel prigioniero in scadenza di pena, nell'innamorato arrivato in anticipo al primo appuntamento.

Alla stazione vedo la mia ombra sporgersi sul binario del treno di passaggio,
Non faccio in tempo a ritirarla.
Riapro gli occhi, non è stata investita, se ne sta appoggiata ai vagoni che spostano il vento.
E' illesa,un pò schiacciata.
Mi passa sopra un treno, precipito, affogo, brucio e da qualunque azzardo, amore incluso, esco stordito ma rigovernato...

(Erri De Luca)


In un passo delle *Leges*, Platone dice : "Ogni uomo e donna devono
trascorrere la vita [*diabionai*] in questo modo, giocando ai giochi più
belli [*paizontas hoti kallistas paidias*], avendo in mente il contrario di
quello che fanno ora".

Che il gioco sia qui evocato come la sfera per eccellenza in cui la
relazione mezzi-fini è neutralizzata, è detto con chiarezza subito dopo: "
Ora gli uomini pensano che le cose serie debbano avere come fine i
giochi [*heneka
ton paidion gignesthai*], e infatti ritengono che le cose della guerra, che
sono serie, devono essere ben condotte in vista della pace. Ma nella guerra
non ci sono mai per natura nè gioco nè cultura [ Platone gioca qui
sull'assonanzae etimologica tra *paidia* e *paideia*] che siano degni di
questo nome e nè ora nè in futuro ci sarà ciò che affermiamo essere la cosa
più seria".

L'idea che il gioco "pace" possa essere pensato come fine del mezzo serio
"guerra" è qui smentita senza riserve. E a questo punto proprio il gioco
può essere presentato come il vero paradigma di un buon governo, che è
assai diverso dal "dominio" evocato dalla Arendt : "Bisogna dunque che
ciascuno trascorra la vita in pace nel modo più duraturo e migliore. E qual
è questo modo più giusto? Si deve vivere giocando alcuni giochi [paizonta
estin diabioteon tinas de paidias], celebrando riti, cantando e danzando,
in modo da essere capaci di propiziarsi gli dei e di allontanare [questo è
il senso di amynesthai] i nemici e, se si deve combattere, vincerli". Ciò
che Platone sembra qui prefigurare non è lo stato totalitario, ma il
falansterio di Fourier, con le sue serie amorose e la sua giocosa
rivoluzione domestica.
Che questa idea- che Platone enuncia con perfetta serietà è quella di "una
politica giocosa".


(Giorgio Agamben)


Pensi anche, Milena in che modo vengo da Lei, quale viaggio di trentotto
anni ho alle mie spalle (e siccome sono ebreo, il viaggio è ancora molto
più lungo)  e se a una svolta, apparentemente fortuita, della strada vedo
Lei che non mi sono aspettato di vedere, meno che mai ora, così tardi, non
posso gridare Milena, e nulla grida dentro di me, non dico neanche mille
pazzie ché non sono dentro di me (prescindo dall'altra pazzia che possiedo
fin troppo), e di essermi inginocchiato vengo forse a sapere soltanto
perchè vedo vicinissimi, davanti ai miei occhi, i Suoi piedi e li accarezzo.

Sono incamminato per una via molto pericolosa, Milena. Lei sta ritta
accanto ad un albero, giovane, bella, il lampo dei Suoi occhi abbatte il
dolore del mondo. Si sta giocando a *skatule sketule heibejte se*, *io
striscio nell'ombra da un albero all'altro, mi sto spostando, Lei mi manda
una voce, m'indica i pericoli, vuole farmi coraggio, si spaventa al mio
passo incerto, mi rammenta (a me!) la serietà del giuoco- io non posso,
cado, sono già a terra. Non posso uidre le terribili voci dell'intimo e
contemporaneamente Lei, ma posso ascoltarle e confidarlo a Lei, a Lei  come
nessun altro al mondo.

Suo F


*"albero,albero scambiati qua": il gioco dei quattro cantoni.

(Franz Kafka)







venerdì 13 ottobre 2017

scimmie

In una riserva nei pressi di Kinshasa si è deciso recentemente di far mescolare due gruppi di bonobo che erano fino allora vissuti separatamente...
E' noto che nei giardini zoologici gli scimpanzè estranei devono essere tenuti del tutto separati finchè non hanno familiarizzato, poiché altrimenti si rischia un bagno di sangue.
I bonobo della riserva, invece, producevano un'orgia.
Essi si mescolavano liberamente, trasformando potenziali nemici in amici.
'Il modo migliore per distruggere un nemico è quello di farselo amico', amava ricordare Lincoln.
Mi fu mostrato anche un gioco tra un maschio e una femmina appartenente a un gruppo esterno, nel quale la femmina inseguiva un maschio e gli afferrava i testicoli, mentre entrambi correvano intorno a un albero, senza che ci fosse alcuna chiara tensione fra loro. Isabel, la zoologa, commentò che proprio da qui doveva derivare l'espressione 'tienilo per le palle'!

Un giorno assistetti a un litigio tra bonobo a proposito di una scatola di cartone: un maschio e una femmina si inseguivano intorno a una scatola di cartone e si colpivano vicendevolmente; a un certo punto la loro lotta era finita e stavano facendo l'amore!
Ho da allora visto i bonobo fare l'amore in tutte le posizioni immaginabili, e persino in alcune che ci riesce difficile immaginare (come a testa in giù e piedi in su, appesi per i piedi...)
L'osservazione più significativa sul sesso dei bonobo è che esso è estremamente irregolare e molto ben integrato con la vita sociale. Non è questo il modo in cui la maggior parte di noi guarda alla sua vita amorosa, essendo noi vittime di una quantità di complessi, di ossessioni e di inibizioni. Alcune persone non riescono neppure a far sesso con la luce accesa!
Quanto più si osservano i bonobo tanto più il sesso comincia ad assomigliare a qualcosa come controllare la propria mail, soffiarsi il naso o dire ciao. Un'attività di routine.
Noi usiamo le mani per salutare, come quando stringiamo la mano a qualcuno, mentre i bonobo praticano una sorta di 'stretta di mano genitale'.
La loro attività sessuale è fulminea, misurandosi in secondi, non in minuti.
Noi associamo un rapporto sessuale con la riproduzione e con il desiderio, ma nei bonobo soddisfa ogni sorta di bisogno. La gratificazione non è sempre lo scopo dell'atto sessuale, e la riproduzione è solo una delle funzioni. Ciò spiega perchè si impegna in esso una grande varietà di combinazioni di partner.

Il mio interesse per il modo in cui gli scimpanzè si riconciliano dopo un conflitto ebbe origine in parte perchè mi rifiutavo di considerare l'aggressività come un elemento intrinsecamente negativo.
Il comportamento aggressivo era considerato come 'asociale'. Io non riuscivo ad accettare questa nozione. Vedevo baruffe e scontri come un modo per negoziare relazioni ed ero disposto a considerarli distruttivi solo se mancavano inibizioni o se nessuno tentava successivamente di ripristinare buoni rapporti. I maschi di scimpanzè sono per lo più concilianti e in effetti sono molto migliori delle femmine nel ridurre le tensioni per mezzo di una lunga sessione di grooming con il loro massimo rivale. Tenere il broncio non è una cosa da maschi.

Non appena un bonobo ha subito anche un minimo torto sarà attorniato dagli altri che verranno a ispezionarlo, leccarlo o sottoporlo a grooming.
Rilling e collaboratori conclusero che i bonobo hanno un cervello empatico: 'Noi suggeriamo che questo sistema neurale sostenga non solo un'accresciuta sensibilità empatica, ma anche comportamenti come il sesso e il gioco che servono a dissolvere la tensione, limitando così lo stress e l'ansia a livelli favorevoli all'adozione di un comportamento prosociale'.
Noi umani condividiamo con scimpanzè e bonobo circa il 95-99 % del nostro DNA.
La recente pubblicazione del genoma dei bonobo conferma che noi umani condividiamo con i bonobo geni che non condividiamo con gli scimpanzè, ma che abbiamo anche geni in comune con gli scimpanzè che non condividiamo con i bonobo.
Noi siamo 'scimmie bipolari'. Nei nostri giorni migliori siamo amabili come i bonobo, mentre in quelli peggiori siamo dispotici e violenti come posso essere gli scimpanzè.


(Frans De Waal, Il bonobo e l'ateo, 2013)

giovedì 12 ottobre 2017

il golpe, la golpe et il lione

http://letteritaliana.weebly.com/la-volpe-e-il-leone.html

Tutti urlano al golpe di questi tempi.
E' golpe il processo di indipendenza catalana.
E' golpe l'approvazione della nuova legge elettorale in Italia.
Ma no...! Nessun golpe ( e nessun dorma).
Se di golpe si tratta, si tratta solo della solita golpe machiavellica, quella femmina, che oggi chiameremmo volpe.
Si sta giocando ancora d'astuzia, con tranelli e mezze verità tra le parti, sotterfugi e finte attese per lasciare il cerino della violenza e del torto all'altro.
I rimpalli di responsabilità, i piccoli e vecchi giochi di tattica politica spicciola, le venerande e inveterate mosse della volpe (la golpe) non sono un golpe, ma sono la pratica usuale e scontata delle diverse ragion di stato in lotta.
Niente di straordinario, quindi: agli stati sovrani ed al dominio politico non si applicano mai le leggi della morale corrente, della lealtà, del mantenimento della parola data, della giustizia.
La conservazione dello stato, innanzitutto, prima e al posto di ogni altra cosa.
Questa è la politica, alla fine, sempre e da sempre: solo realpolitik.

Assistiamo solo a questo, oggi.
Sia in Catalogna e Spagna, dove i poteri istituzionali stanno gettando le loro rispettive popolazioni al macello, a fare da massa di mobilitazione e di scontro e di repressione per disegni e trattative che saranno sempre più tutte giocate tra politici e partiti dei due schieramenti, sempre più polarizzati.
Sia in Italia, dove si finge ogni volta di fare una nuova legge elettorale, per tenere gli elettori sotto scacco e preservare di fatto lo status quo, mantenere al potere i soliti noti e garantirsi l'impossibilità di giungere a nuovi equilibri politici.
Quel che avviene non ha nulla a che fare con vere rivoluzioni (Catalogna) o vere riforme (Italia).
E' soltanto fumo negli occhi.

Ma quando la golpe non basterà più, lo Stato sa come e quando passare al lione.
All'uso della forza bruta, militare, armata.
E questo passaggio è alle porte: già in corso nella penisola iberica, latente e ancora compresso per la nostra.
Ma il lione già rugge, e non si farà attendere ancora per molto.
Gli spazi di manovra per la golpe sono sempre più ridotti, e non solo per noi e per la Spagna.
Quel che stanno facendo PD, FI, Lega e AP in Italia è solo l'ennesima furbata che farà crescere ulteriormente solo la sfiducia e l'astensione, la rabbia sociale verso i ricchi e i potenti, la guerra tra i poveri.
Quel che sta facendo il governo catalano aumenterà solo la confusione e lo scontro senza uscita.
Non si può pensare di tornare oggi agli staterelli, tantomeno attraverso la scorciatoia di un referendum autogestito che ha avuto peraltro partecipazione ed esiti non maggioritari.
Quel che sta facendo il governo spagnolo è l'unica cosa che sanno fare gli stati, se minacciati: alternare la golpe et il lione, parlare di democrazia e non permetterla, parlare di civiltà e fare i barbari, parlare di libertà e reprimerla, parlare di legalità senza essere più riconosciuti nella propria legittimità.

Non vincerà chi ha ragione, anche perchè non si può dire chi ce l'abbia.
Vincerà solo chi avrà l'astuzia e la forza per farlo, come sempre nella storia umana.
La golpe et il lione insieme, cioè la guerra.














giovedì 5 ottobre 2017

serpi in seno

Il Re di Spagna Felipe VI attacca i catalani e manda l'esercito a reprimere l'insurrezione con le armi.
Un pensionato di 74 anni si è comprato 42 mitragliatori ed ha sparato sulla folla durante un concerto di musica country a Las Vegas, uccidendo e ferendo un sacco di spettatori.
Un auto si aggirava oggi per Torino e sparava aghi di dieci centimetri a casaccio sui passanti.
Delle ragazzine dei sobborghi di Cagliari -tutte truccate e profumate come troiette in erba- hanno aperto i finestrini perchè i negri appena saliti sull'autobus puzzavano.
Ennesima donna, infine, picchiata e uccisa dal suo convivente.
Cos'hanno in comune questi fatti ?
Che appaiono tutti senza senso.
La Spagna non riavrà la fedeltà e l'obbedienza dei suoi sudditi catalani.
Il vecchietto risentito fermerà un concerto, ma non l'infinito intrattenimento.
Chi spara aghi si divertirà, ma non ammazzerà nessuno.
Le ragazze con la puzza sotto ilnaso non fermeranno le migrazioni.
E l'uomo solo non ritroverà più quel che chiamava (e chiavava) amore.

La violenza è così quando ti prende: ha il suo unico senso solo in se stessa.
Quel che vuole dirci è solo questo: il senso della violenza è la violenza.
Io non posso permetterti di vivere come vorresti.
Io non voglio permetterti di vivere.
Io non posso permettermi che tu sia vivo.
Io non voglio permetterti nulla che io non voglia.
Queste le parole della violenza.
Il loro unico senso è di non dare senso alla vita, di togliere la vita, o -almeno- di toglierle senso.
La vita di chi agisce la violenza trova senso solo in questo: nel toglierlo alla vita.
Chi toglie la vita alla vita ritrova un senso per la propria.
Per poi uccidersi, magari.
Ma può togliersela proprio perchè in quel momento, solo in quel momento l'ha finalmente vissuta, dando la morte, ed impedendo ad altri di viverla.

Se la vita non trova espressione, non vede sbocchi, è frustrata nelle sue aspirazioni si attorciglia attorno a se stessa, nella depressione o nell'aggressione.
E più un regime, un gruppo, una persona si sentono deboli e minacciati, tanto più -per evitare di deprimersi e di riconoscere i loro limiti- attaccheranno e distruggeranno quel che li attornia, proiettando il male su di esso.
Tu sei in mio potere ora!, urlano i senza più-senza mai potere.
Ecco perchè la violenza sale, a tutti i piani di questo nostro orribile palazzone che si chiama Occidente.
Perchè tutti ci sentiamo impotenti, delusi, sfiancati e disperati.
E per cento depressi che si rifugiano in casa, in cantina o in bagno, c'è almeno un aggressore che spara dalle finestre, che diventa un kamikaze, che violenta una donna, che manda l'esercito in armi contro i propri ex cittadini.
Ognuno con quel che può, per quel che può, aggredisce per sentirsi vivo e per sopravvivere. Uscendo per un attimo dalla totale passività nella quale si sente immerso e a cui si sente condannato.
La guerra di tutti contro tutti non è un destino iscritto nella natura umana, ma è un modo di essere endemico della nostra civilizzazione.
Non era ineluttabile, è ormai irrefrenabile: l'uovo del serpente si è dischiuso.





lunedì 2 ottobre 2017

Stati di guerra

Si sa che la stupidità del dominio al tramonto supera ogni limite già prima toccato in fasi di quotidiana gestione dei suoi sudditi.
Nell'emergenza, la logica si fa illogica, l'unico obiettivo diviene quello di tenere il controllo ed il potere in quanto tale, di dimostrare chi ce l'ha e chi non può averlo.
L'unica forma di potere che gli Stati conoscono, in queste fasi, è quella militare.
Nella sua modalità scoperta, ingenua e stupida (quella utilizzata ieri da Rajoy) e in quella coperta ed occulta (servizi segreti, attentati terroristici, macchina del fango), che non tarderanno a venir fuori anche in Catalogna.
Nonostante l'aggressività della polizia, la gente è riuscita a mantenere un indubbio atteggiamento non violento ed il movimento è riuscito per ora a rigettare la violenza tutta sul fronte avversario, acquisendo il consenso delle maggioranze silenziose vagamente liberal.
Importante è stata anche la scelta dei mossos di non interferire e di lasciar fare ai loro colleghi madrileni.
Ma quanto potrà durare tutto questo ?

Ben più astuta è sempre stata (e lo sarebbe stata anche questa volta) una forma di accettazione-tolleranza di quel che stava ineluttabilmente accadendo: così come già verificato più volte con i referendum in Italia, e come di fatto è avvenuto bellamente in Grecia e sta ora avvenendo con la Brexit: far svolgere le consultazioni popolari e poi -a voto avvenuto- semplicemente fottersene altamente, diluendo e procrastinando ad libitum le sue conseguenze, escogitando clausole infinite ed eccezioni da consumati legulei, inventando continue e sapienti manipolazioni, al fine unico di neutralizzarne di fatto qualunque esito o addirittura di stravolgerne la direzione in senso opposto.
Soltanto un politico poteva essere più stupido di Aznar ed era Rajoy.
I fatti di questi giorni lo dimostrano ampiamente, ancora una volta.

Ma quel che sta avvenendo (ma soprattutto quel che non sta avvenendo) in Catalogna non riguarda soltanto il governo spagnolo (che inevitabilmente, già debole, -se la politica avesse ancora un senso- dovrebbe cadere a breve per indegnità morale e manifesta inadeguatezza; ma sarà così ?).
No, questi giorni manifestano anche l'ingresso definitivo dell'Unione Europea nel tunnel della sua fine: un'Europa muta, assente, trincerata dietro i legalismi burocratici, portavoce di Stati e non di popoli, di oligarchie politico-finanziarie e non di istanze democratiche.
Tutto questo si sapeva, si diceva già:: ma ora è lampante, anche per chi non lo ammetteva ancora.
Le democrature europee sono ormai dei regimi incompatibili con la democrazia.
E come tali, pur essendo formalmente legali, non possono più essere considerate legittime, né legittimate a governarci.
La rivolta catalana è una rivoluzione dall'alto, con forti tratti di ambiguità e di opportunismo.
A breve, mostrerà la corda.
Ma il segnale generale, per tutti noi, è chiaro.
Delinea il futuro prossimo delle lotte politiche nel cuore del nostro continente.







domenica 1 ottobre 2017

paradisi, inferni e altri mondi ancora...

 Letture sparse, spensierate, apparentemente casuali, di questi giorni che sperano e disperano, stanno e non stanno, guardano avanti e indietro, felicemente e malinconicamente liberi, movimentati come un ciclone e fermi come un vecchio treno in una stazione dismessa...

Una persona come te è quello che il mio amico Thorstein chiamerebbe 'uno straniero dai piedi inquieti'. Nelle sue parole: 'un perturbatore della quiete intellettuale, ma solo al prezzo di diventare un intellettuale viaggiatore, un nomade della Terra di Nessuno dell'intelletto, alla ricerca di un altrove per potersi riposare, un luogo ancora lontano, ben al di là della linea dell'orizzonte'.
Cosa dici, ti ci ritrovi in questo profilo di straniero errante ? Oppure, come credo, stai cercando quel fantomaico luogo di riposo un po' più vicino a casa, in compagnia della mia bella figlia ? E' Ella che stai cercando per smettere di fluttuare al vento ?

E tu, gli chiese Dunia con dolcezza, conservi ancora qualche desiderio ? O magari te ne son sorti di nuovi che in vita non avevi ?. Ibn Rushd si ricordò di quando lei gli appoggiava la testa sulla spalla e di come lui le accarezzasse la nuca col palmo della mano. Ma ora erano al di là del mondo delle mani, delle nuche, delle spalle, del giacere fianco a fianco.
'La vita incorporea -le disse- non val la pena di essere vissuta'.

E' l'irrazionalità a sconfiggere se stessa, disse Ibn Rushd a Ghazali, polvere alla polvere, proprio in virtù della sua irragionevolezza. La ragione può magari sonnecchiare per un po', ma l'irrazionalità dorme della grossa per la maggior parte del tempo. E alla fine sarà la ragione a prevalere, mentre l'rrazionale resterà imprigionato per sempre nel mondo dei sogni.
Il mondo che gli uomini sognano, replicò Ghazali, è il mondo che cercano di costruire.

(da Salman Rushdie, Due anni, otto mesi & ventotto notti, 2015)



Questa circostanza, le testimonianze concordi nel riconoscere il suo nuovo equilibrio psicologico e come lei adesso si senta 'bene con se stessa' facvano suonare stridente il racconto dell'assassinio di Guillaume, che era stato ovviamente inevitabile. Stridente e persino scioccante, poiché la comune sensibilità stenta ad accettare l'idea che si possa compiere un simile gesto e cavarsela. Ancora più si stenta ad accettare l'idea che questo passaggio all'atto abbia potuto essere una tappa, terribile ma necessaria, del cammino verso la vita -qualcosa come l'abbandono di un oggetto transizionale o la spinta del piede che permette al nuotatore giunto sul fondo di risalire in superficie. Uccidendo il figlio che amava, Marie Christine aveva in realtà ucciso l'odiata infanzia che le impediva di vivere.

Chi poteva resistere allo spirito dissacratorio di Luigi XVIII? Di lui che affermava che vere passioni si possono provare solo in età matura, perchè la passione è bella e furiosa solo quando vi si unisce un po' di impotenza...

A chi gli chiese un giorno se amasse Sibelius, Stravinskij dopo un attimo di stupore rispose: 'In effetti sì, molto, ma non ci penso spesso'. Temo di aver nei riguardi di Balzac lo stesso atteggiamento, cioè di non amarlo.

Sai, stai per riprendere due persone che parlano, si incrociano e si evitano, si tormentano nello spazio chiuso di un appartamento. Dovresti rivedere Il disprezzo di Godard; credimi, mostra questa situazione come nessun altro film...
Lo scenggiatore capisce che la moglie ce l'ha con lui, ma ancora non sa, o non vuole sapere, il motivo, e lei non vuole dirglielo perchè ormai non ne vale più la pena. A un certo punto la donna dice che vuole dormire da sola. Lui le chiede: Non vuoi più che facciamo l'amore ? Lei sorride e risponde: Questa sì è cretina, e lui che ancora spera domanda: E' un sorriso a sfottere o pieno di tenerezza ? Pieno di tenerezza, risponde lei, e sappiamo bene che non è vero, e lo sa anche lui, e a partire da allora assistiamo a un annegamento in diretta. L'uomo non ha più nessuna possibilità, ha perso. Qualsiasi cosa faccia, che sia ironico, duro, supplichevole , sarà sempre patetico, e non potrà che essere patetico, perchè un uomo che non è più amato è patetico, semplicemente...
Perchè il disamoramento è la cosa più terribile che ci sia: l'istante in cui l'altro smette di amarti, in cui capisci che non c'è appello, non c'è pietà, che non sei più niente, che non esisti più nel suo sgiardo...E' la cosa che tutti temono più al mondo, e non c'è chi non sia disposto a tutto pur di evitarla o rimandarla -perchè quel giorno fatalmente arriva, credo che priam o poi arrivi per tutti e che tutti siamo condannati un giorno una parte o l'altra, una parte e l'altra, e che la parte di chi non ama più non sia in fondo più desiderabile di quella di chi non è più amato...

E' questo che penso leggendo l'epistolario di Kierkegaard, finchè capito su una frase che mi stende: 'In ogni rapporto d'amore il quale, seppure iniziato, non si lascia realizzare, nulla è pertanto più offensivo della delicatezza'.

Il dono lo lascia. ..E' come quando si invecchia, ci sono cose che si potevano fare, che si amava fare, ma a un certo pounto si fatica a farle, e si intuisce che presto sarà del tutto impossibile farle. E' normale, è terribile.
Le persone che hanno un dono, un talento, spesso hanno soltanto questo.
Spesso non sono altro che questo: la loro regalità segreta, e l'immenso squallore che la. Accompagna. Tengono a questo squallore più che a ogni altra cosa; è ciò che si chiama 'nevrosi'.
Se lui non è più nulla, allora può diventare un uomo.
Può diventare finalmente visibile a una donna-quella a cui racconta la propria storia.
Può stare davanti a lei, detronizzato, prosciugato, messo a nudo, e lei può dirgli: 'Sei qui'.

Mi piace essere un avventuriero. Mi torna spesso utile. All'improvviso piove, e mi sento povero e nauseato, e mi viene da piangere, allora penso: 'Tieni duro, ragazzo, te la sei scelta tu questa strada, non volevi una vita normale...'

Perchè nel mio progetto che anche il desiderio che il film finisca bene. Insomma, avete capito: non per forza un happy end da commedia romantica, ma che i personaggi alla fine abbiano fatto un passo avanti. Che le loro scelte le portino più vicini a se stessi. Che non si rinchiudano, non si smarriscano, non tornino indietro, ma prendano coscienza di ciò che veramente sono, di ciò che veramente desiderano, e agiscano di conseguenza.

Non lo sapevo ancora, ma è quello che generalmente succede con i paradisi: vi sentite dire sempre, e sempre a ragione, che non sono più quelli di un tempo, che siete arrivati con almeno dieci o venti anni di ritardo. ..A me l'hanno detto di Bali, che oggi i vecchi hippy ricordano come un'epoca felice, e mi fermo. Certo è che a diciott'anni sognavo di vivere una vita così: di aver bisogno soltanto del necessario, non allontanarmi di un millimetro dalla donna che amo, vedere ogni giorno sorgere e tramontare il sole, mangiare quando ho fame, scrivere su un tavolo traballante, ripetermi che le cose belle sono il mare, il cielo, un ulivo scosso dal vento, e che l'amicizia è dovunque si varca una soglia...


(da Emmanuel Carrère, Propizio è avere ove recarsi, 2016)

sabato 30 settembre 2017

houellè

Viaggiamo protetti nella luce uniforme
in mezzo a colline rimodellate dall'uomo
e il treno ha appena raggiunto la sua velocità di crociera
viaggiamo nella calma, in un vagone Alstom,

nella geometria dei piccoli appezzamenti di terreno,
viaggiamo protetti dai cristalli liquidi
dai tramezzi perfetti, dal metallo, dal vetro,
viaggiamo lentamente e sogniamo il vuoto.

A ciascuno le proprie noie, a ciascuno le proprie faccende;
una respirazione densa e semisociale
attraversa il vagone; alcuni vicini si annusano,
sembrano tormentati dalla loro parte animale.

Viaggiamo protetti in mezzo alla Terra
e i nostri corpi si restringono nelle conchiglie del vuoto
a metà del viaggio i nostri corpi sono solidali
voglio avvicinarmi alla tua parte umida.



Scrivere,
comunicare con gli uomini,
sono così lontani.
Godere
(di solito con la propria mano).
Un po' d'amore, odore di mela,
andarsene
(molto lontano, così lontano. Troppo lontano.)

Esiste uno spazio indivisibile e fecondo
in cui viviamo uniti nella nostra diversità,
tutto vi è silenzioso, immobile e profondo,
esiste uno spazio al di là dell'infanzia.


Abbiamo stabilito un rapporto diagonale
sotto la presenza oscura, incerta delle betulle
adunche, nel silenzio impuro e verticale
che ci avvolgeva come un'acqua
lustrale.

Il desiderio circondava le nostre vite come una fiamma,
abbiamo accettato di servirgli da stoppino
non immaginavo il potere di una donna,
lontano dalle tue labbra le mie labbra diventavano
in fretta secche
e morte.

Da solo sul divano la notte è soffocante,
mia sembra che la notte sia ogni volta più oscura;
accendo un fiammifero; la fiamma scaturisce, tremula,
le immagini del passato si incrociano fra le ombre,
mobili.

Rivedo le betulle,
stasera
mi verso un po' d'acqua,
sono solo nel buio.

Le masse d'aria soffiavano tra i boschetti di lecci,
una donna ansimava come se stesse partorendo
e la sabbia sferzava la sua pelle nuda e terrea,
le sue gambe si aprivano sul mio destino di amante.

Il mare si ritirò al di là dei miracoli
su un suolo nero e molle in cui si aprivano delle possibilità
aspettavo il mattino, il ritorno degli oracoli,
le mie labbra si dischiudevano per un grido invisibile

e tu eri il solo orizzonte della mia notte;
conoscendo il mattino, soli nelle nostre carni vicine,
abbbiamo attraversato, senza sofferenza e rumore,
le pelli sovrapposte della presenza divina

prima di penetrare in una pianura diritta
disseminata di corpi senza vita, nudi e irrigiditi,
camminavamo fianco a fianco su una strada stretta,
avevamo momenti di ingiustificato amore.

Ci svegliavamo presto, ricordati tesoro;
il mare era molto alto e schiumava sotto la luna
ce ne andavamo entrambi, fuggivamo senza
farcene accorgere
per vedere l'alba che aleggiava sulle dune.

Spuntava il mattino come un albero che cresce
nella città addormentata incrociavamo dei pescatori
attraversavamo vie serene di biancore;

benedizione dell'alba, gioia semplice offerta a tutti,
le nostre membra intorpidite fremevano di felicità
e posavo la mano sul tuo cuore.


Cerimonie, soli calanti,
poi la costellazione del Cigno
e la sensazione di essere indegno,
l'impossibilità del canto.

I tuoi occhi sono lo specchio del mondo
Marie, signora dei dolori,
Marie che fa battere il cuore;
attraverso te, la Terra è rotonda.

Non c'è abisso limite
in cui urlano le acque di terrore,
il tempo si ripiega e abita
nello spazio della tua dolcezza,

nello spazio del tuo splendore,
il tempo si ripiega e abita
una casa di pura dolcezza,
il tempo catturato dai riti

ci avvolge nel suo biancore
e sulle nostre labbra unite palpita
un canto muto, geometrico

di straziante dolcezza
un accordo perfetto, autentico,
un accordo in fondo ai nostri cuori.


C'è una strada, una possibilità di strada
e c'è pure un segno
che è dato ad alcuni,
ma alcuni sono indegni.

Tra i fiori del divano
i miei occhi si aprivano una strada
rinuncio a discolparmi
c'è l'occhio e poi la mano.

La possibilità di vivere
comincia nello sguardo dell'altro
i tuoi occhi mi aspirano e io mi inebrio,
mi sento lavato dalle mie colpe.

La liberazione, sento venire la liberazione
e la vita libera, dove sta ?
Alcuni minuti sono davvero belli,
riconosco la mia innocenza.


So che ogni male viene da me,
ma l'io viene dall'interno
sotto l'aria limpida, c'è la gioia
ma sotto la pelle, c'è la paura.

In mezzo a questo panorama
di montagne di media altezza
riprendo a poco a poco coraggio,
accedo all'apertura del cuore
le mie mani non sono più impedite,
mi sento pronto per la felicità.



Lo ripeto, ci sono momenti perfetti. Non è semplicemente la scomparsa della volgarità del mondo; non è semplicemente l'intesa silenziosa nei gesti così semplici dell'amore...E' l'idea che questa intesa potrebbe essere duratura; che nulla, ragionevolmente, si oppone a che sia duratura. E' l'idea che un nuovo organismo è nato, dai gesti armoniosi e limitati; un nuovo organismo in cui noi possiamo, fin d'ora, vivere.


da M.Houellebecq, La ricerca della felicità 

candy

L'universo non ha un centro
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l'altro.


C'è un male
che non aggiunge male
sgombera spazio
lo vara tagliando
la corrente del superfluo,
l'automa dell'anima.
C'è un male che fa guarigione:
dare la ferita
bilancia il polso
luccica semplice la lama
e lo spazio sgombro
addestra
il cuore spogliato.
E' difficile
a qualsiasi età
diventare adulti,
lasciar fare al macellaio
o all'autunno,
un'arte caritatevole.


La vita nuova
arriva taciturna
dentro la vecchia vita
arriva come una morte
uno schianto
qualcuno che spintona così forte
un crollo.
E' una scrittura tanto precisa
e netta da non lasciare dubbi
né sfumature di senso eppure
non dà direzioni né mete.
La nuova vita irrompe
come un vecchio che cade
sul ghiaccio, un pensiero
davanti a un muro, la
sirena di un'ambulanza.
Non ci sono feriti
né annunci di sciagura
solo noi da convincere
a lasciar perdere il miraggio
di una via rettilinea, di un
orizzonte, lasciarsi curvare,
piegare alla tenerezza
delle anse del destino.
La vita nuova
è come un grande tuono
sbriciolato
poi a poco a poco
l'erba si china
sotto la pioggia
la prende
la beve.

-------------------
Pesa essere amore grande?
Non essere luce sorvegliata,
ma squarcio abbagliante,
pesa ? Essere la sorte
di un deserto la sua improvvisa
ignota a tutti eppure evidente
fioritura, è pesante ?
Pesa reggere leggerezza,
petalo stracciato senza gambo ?
Fa sentire soli essere
assolutamente
amati
con decisione ferma
con assenza di volontà e precisione
di funambola,
fa sentire la solitudine
abdicata dell'amore grande ?
Bisogna spiantare il centro,
traslocare e sgomberare
l'amare grande,
notare il colore del cielo
offrirgli spogliato
il volto, il corpo allungarlo
come erba selvatica
alla luce. Bisogna
chiedere grazie al ghepardo del cuore
alla sua falcata che disegna
la profondità del fitto
l'abitudine paga del vuoto.
Bisogna che io muoia
che becchetti nella mano
tua
i semi della sparizione
bisogna che resti solo
quel leggero senza nome
che fa l'aria
innamorata
della stanza.

Non posso pensare gli occhi
non posso pensare la bocca
né l'infanzia salda delle parole
e nemmeno
la tenerezza crepitante del silenzio.
Attraverso la neve
ti penso.


Il tempo di lavarmi il viso
e già nasce in me in pieno corpo
accettazione smisurata
del presente,
amore docile
e senza discussioni
del suo nulla, già c'è
lestezza per la sparizione,
corpo cucciolo di dio
bestiale, di vita
arresa e sottoscritta,
di fiato felicemente speso
a trapassare il muro indifferente
delle faccende quotidiane.
Già c'è vuoto di mondo
e fitto di esistenza,

il fondo risonante
di vita nascosta celata,
di buca dentro il corpo,
di muso teso
a fiutare il mistero
millimetrico di teiera
e di lenzuola, di briciole
di senso oscuro e mosso
appena, come tenda lieve
sull'abissale trasparenza
che con cura cuce insieme
molecole
della natura amorosamente sgombra

delle cose.

da C.L.Candiani, La bambina pugile

giovedì 28 settembre 2017

tra letargocrazie e burdistan

Si fa un gran parlare in questi giorni sui giornali italiani delle nostre letargocrazie occidentali.
L'Espresso ha fatto scomodare anche il grande Sloterdjik, che gira a modo suo il coltello nella piaga, in occasione delle letargiche rielezioni della mitica Angelona.
Ormai le elezioni svolgono la funzione di un rituale anestetico e i loro risultati, anche quando appaiono nuovi o preoccupanti, vengono subito reinghiottiti dal grande blob di regimi in cui nulla mai si muove davvero e tutto ritorna sempre uguale.
Si vota, eppur si dorme, insomma.
Quando ci si accorgerà che le elezioni non c'entrano nulla con la democrazia sarà sempre troppo tardi.
Anzi, sarà proprio tardi. Una tirannia tecnocratica-finanziaria-militare è alle porte.
I regimi oligarchici e neo-aristocratici attuali ci dicono già tutto.
Ma non vogliamo vedere.
D'altronde come chiedere di vedere a chi ha deciso ormai di tenere gli occhi chiusi e proseguire a dormire ?
E' un letargo lungo, per un lunghissimo inverno, quello in cui ci troviamo da tempo.
E non dà segni di poter smettere, nonostante i casini nei quali ci troviamo quotidianamente.

In tutto questo casino, l'alternativa apparente e risorgente alle letargocrazie -in assenza di un'opposizione e di un conflitto agito al loro interno- sta diventando il Burdistan.
In sardo il burdo è il bastardo, il figlio di padre ignoto.
Ecco: oggi chi prova a decidere democraticamente, per esempio chiamando a votare i suoi cittadini in un referendum sull'indipendenza, viene considerato un bastardo e viene perseguito, isolato, represso.
La democrazia diretta (o anche i suoi surrogati) è malvista dalle letargocrazie.
Esse non amano il potere del popolo.
Non so se i referendum in corso porteranno davvero a qualcosa di meglio, anzi ne dubito.
Ma quel che è avvenuto in Kurdistan iracheno e sta per avvenire in Catalogna apre comunque ad un nuovo scenario: quello dei bastardi democratici.
Nessuno può riconoscerli come figli, nessuno li vuole accettare, tutti li rifiutano e cercano di farli fuori. Ma lì dentro, dentro quegli atti costituenti di rivolta e di liberazione, potrebbero celarsi in nuce le spinte per qualche novità.
La democrazia non può vivere a lungo in letargo.
Se  non muore, cerca una strada, fosse anche spuria, bastarda, non riconosciuta.
Non abbiamo più nulla da perdere.
Viva il Burdistan libero!






mercoledì 27 settembre 2017

nei secoli Fedeli 2

Alcuni magistrati finalmente giungono a penetrare la sancta sanctorum della corruzione universitaria e ad indagare una decina di baroni e conti e qual'è la reazione dell'Università stessa e del Ministero ?
Minimizzare, relativizzare, ridimensionare, mettere a tacere, tacere.
L'improbabile Fedeli parla di poche mele marce.
Nicolais attacca i magistrati, proponendo incredibili distinguo tra 'segnalare' e 'raccomandare'.
Quasi tutti i colleghi stanno in religioso e omertoso silenzio, e al massimo ne parlano in bagno, come sempre.
E questa sarebbe l'intellighenzia, l'autorità morale ed educativa del nostro paese.

Ma tutti sappiamo che quel che è venuto fuori è ridicolo e minimo rispetto alla realtà delle cose.
Non si può neppure parlare di sistema corrotto, come se vi fosse una deviazione rispetto ad un'istituzione che tendesse ad altro per forma e statuto.
No, il sistema universitario (come e più di tutte le altre istituzioni dello stato) è strutturalmente orientato alla clientela, al nepotismo, alla frode, al non riconoscimento dei meriti, allo sfruttamento dei giovani, alla gerarchia del dominio, all'ipocrisia farisaica, al calcolo bieco, alla violenza coperta delle relazioni, al sopruso.
Qualunque docente potrebbe raccontare la sua storia e nessuno, dico nessuno, ne sarebbe immune (me compreso).

La riforma Gelmini ha soltanto peggiorato le cose, fingendo nuovi maquillages anti-corruzione concorsuali ed anti-casta, ma di fatto determinando una situazione ancora più competitiva, degradata e degradante.
Chi ci lavora, in qualunque ruolo, lo sa bene cosa sono stati questi ultimi dieci anni e come si preparano i prossimi.
Torna il tema del post 'scolastico' precedente: l'Università, come la scuola, non è riformabile.
Andrebbe chiusa del tutto, e rifatta da capo, sulla base di una cultura e di una comunità veramente pubblica e veramente democratica, veramente al servizio di chi ci studia e ci insegna.
Questo mostro informe in cui stiamo ora è tutto fuorchè questo.

vedi oggi, Cantone:
http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/27/news/_negli_atenei_un_deficit_etico_cambiamo_le_commissioni_-176601209/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1












venerdì 22 settembre 2017

viaggio in catalogna

Quel che sta accadendo e sta per accadere in Catalogna rappresenta un passaggio ulteriore e forse decisivo verso la guerra (civile) in Europa occidentale.
Il conflitto, evidente e radicato nella storia, tra Barcellona e Madrid (città della monarchia e del franchismo e, comunque, centro simbolico dello Stato sovrano), evidenzia la realtà inconfutabile e irreversibile di alcuni processi di fondo dell'attuale e futuro percorso del nostro continente.
In primo luogo, il trionfo dell'autocentrazione (individualista e autopropulsiva, autodifensiva e identitaria) che si sostanzia In:
-la fine del tempo delle mediazioni (ogni parte pensa ora solo alle proprie ragioni e alla ragionevolezza assoluta del realizzarle, anche a discapito del dialogo e dell'interrelazione (che si considerano giustamente ormai alle spalle e già falliti o a cui si potrà tornare, ma solo dopo la lotta aperta);
-la realizzazione dell''idea secessionista (sia da parte dei ricchi che vogliono essere più ricchi (Brexit, Scozia, Catalogna il 1 ottobre, Lombardia e Veneto il 22), sia dei poveri che non vogliono diventare più poveri  (la richiesta di uscire dalla UE in movimenti come i Cinque stelle o il Front National));
-il ritorno del sovranismo (nella sua ambiguità di apparente anti-statalismo (in quanto vuole uscire dallo Stato 'cattivo'), ma di sostanziale statalismo (in quanto, vorrebbe andare a costituire un suo Stato 'buono');
-l'evidenza lampante che oggi le guerre civili sorgeranno proprio a partire dal conflitto tra gli Stati e i propri cittadini, ancor prima che tra gruppi sociali interni alla stessa nazione; lo Stato, anacronistico e boccheggiante da tempo, non è più la soluzione, ma il problema, se quel che si vuole far vivere è una democrazia, ovviamente, e non un regime neo-totalitario.
-che la protesta -anche nonviolenta- non sarà più tollerata e si agirà contro di essa come contro un attacco armato; la logica antiterrorismo permea già il nostro presente e la militarizzazione di quel che resta della vita civile è già tra noi. Il regime non farà passi indietro su questo, ed in questo troverà l'accordo di tutti gli altri Stati UE, paradossalmente (ma non troppo) proprio in nome del rispetto della Costituzione spagnola.

Detto questo, l'azione del governo Rajoy avrà ovviamente un forte effetto boomerang: l'attacco alla democrazia è tale che anche moltissimi catalani -anche non indipendentisti- sono scesi  e scenderanno in piazza a protestare. E in Europa in molti manifesteranno il loro sostegno al referendum.
E il referendum, in qualche modo, si farà.
Sarà  molto interessante vedere cosa accadrà nei prossimi giorni.
Sarà comunque un precedente che traccerà la via della nuova Europa, che purtroppo prevedo ben diversa dai sogni federalisti di Ventotene, e molto più vicina ai modelli di Donald Duck Trump e Teresa Minnie May.

A meno che questi catalani...

martedì 19 settembre 2017

più amore, più amori

A Vì
a Rò
a me
a Stè



Ma le storie non assomigliano abbastanza alla vita per i miei gusti. Nei romanzi qualcuno si sposa e tutto finisce lì – bè, lasciati dire che le cose non stanno così, e parlo per esperienza personale. Nella vita vera ogni fine è solo l'inizio di un'altra storia. Tranne quando si muore -quella sì che è una fine. Secondo me per essere davvero fedeli alla realtà i romanzi dovrebbero concludersi con la morte di tutti i personaggi; ma in quel caso non vorremmo più leggerli, dico bene ?
La vita non ti molla mai, non è vero ? E neppure la puoi chiudere come faresti con un libro.

Sono solo una donna che esamina l'esistenza da più anni di quelli che spero sarai in grado di stimare. E se c'è una caratteristica della razza umana che mi sembra inestirpabile, quella è la sua capacità di lasciarsi sorprendere da ciò che sorprendente non è. Hitler invade la Francia -che sorpresa! I presidenti vengono assassinati -stupefacente! I matrimoni non durano – inaudito! Cade la neve d'inverno -chi l'avrebbe mai detto !
E invece ci sarebbe da stupirsi del contrario.

Il mio amore per Stuart era sincero. Mi innamorai di lui senza complicazioni, semplicemente. Andavamo d'accordo, il sesso funzionava, amavo il fatto che lui amasse me, tutto qui.
Poi, dopo il matrimonio, mi innamorai di Oliver , in modo niente affatto semplice, molto complicato anzi, assolutamente contro la mia volontà e la mia ragione. Rifiutavo quel sentimento, mi ci opposi, provai un forte senso di colpa. Ma mi sentivo anche profondamente eccitata, intensamente viva, desiderabile...
Ognuno sa per certo che è stata solo questione di sesso, che Stuart non era granchè a letto mentre Oliver faceva faville, e che sebbene io possa dare l'impressione di una con la testa a posto, in realtà sono una fraschetta, per non dire una troia...
Il punto è che si possono amare due persone una dopo l'altra, una al posto dell'altra, come è successo a me. Si può amarle in modi diversi. Il che non vuol dire che un amore sia sincero e l'altro no. E' questo che avrei tanto voluto spiegare a Stuart. Li ho amati entrambi di cuore. Non mi credi ? Bè, non fa niente, non ho più voglia di perorare la causa...
E guardandomi indietro, mi sorprende che non accada più spesso. Molto tempo dopo mia madre disse, a proposito di un'altra situazione sentimentale : 'Una volta che il cuore si è intenerito, si è tutti in pericolo'. Capivo bene cosa intendeva. Essere innamorati rende inclini all'innamoramento. Non è un paradosso tremendo ? Una terribile verità ?

Allora, ci sono questi granchi di scoglio che non credo esistano nel tuo paese. Quel che c'è di strano è che sviluppano un'unica grossa chela, solo una cioè, l'altra rimane di dimensioni normali. Ed è questa superchela la prelibatezza, così i pescatori si limitano a strapparla via per poi rigettare il resto del granchio in mare. E sai che cosa fa quello ? Ricomincia daccapo a sviluppare la superchela. E' così che dicono tutti, perciò deve essere vero. Uno penserebbe che i granchi fossero troppo traumatizzati, che si lasciassero colare a picco e morissero. Macchè. Ci riprovano, invece, come se l'amputazione del braccio non fosse mai successa.
Come direbbe la mia amica Marcelle: ti ricorda niente ?
I suoi lineamenti corporei suggeriscono il rancido tanfo ascellare da palestra, se non l'aridità spirituale di un esercizio fisico da domestica cyclette...
Non guardare me. L'unico sport che pratico è l'ironia.


(Julian Barnes, Amore,dieci anni dopo, 2000)

mercoledì 13 settembre 2017

nei secoli Fedeli

C'è un modo migliore per togliere ai ragazzi il peso della scuola : dichiarare bancarotta e chiuderla.
Inutile e ridicolo proseguire a rendergliela più appetibile, ciurlando nel manico o occhieggiando ai loro presunti bisogni (di meno compiti a casa, di poter usare lo smart phone in classe, di linguaggi più moderni e alla moda, etc etc)...
La confusissima ministra che propone la riduzione sperimentale delle ore di scuola media inferiore e superiore e la fine dei compiti a casa per la primaria è la stessa che straparla  dell'ennesimo innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni.
Ministro, lascia perdere, lascia stare. Non ne sai e non ne capisci.
La formazione dei giovani ormai passa solo casualmente nelle aule, e solo per obbligo,
Se fosse volontario andare a scuola, non ci andrebbero neppure gli insegnanti.

Si fanno gli amiconi sulla pelle dei ragazzi, educandoli all'accondiscendenza e alla facilità di poter ottenere tutto quel che vogliono, mentre si accrescono le richieste di competizione, le lotte e la spinta alle gerarchie, e ritorna l'autoritarismo in politica.
Si confonde la democrazia e la libertà con la facilitazione e la riduzione dei conflitti di superficie, mentre si accentuano quelli di classe e tra generazioni, nella loro più terribile e bieca sostanzialità.
Mai generazioni intere di giovani sono state tanto traviate e prese per il culo dagli adulti quanto quella attuale.
Generazioni che si trovano nel nulla e si troveranno nella guerra, e che non capiranno neppure dove e come ci sono finite, protette dal silenzio e dalla collusione di genitori e insegnanti che proseguono a fare gli struzzi, ad assecondarli nel loro isolarsi tecno-indotto e fottersene di tutto e tutti, per poter fare lo stesso con loro.
.
Ma non servirà a nulla.
I ragazzi hanno mangiato la foglia e sono colmi di cinismo e disincanto, permeato soltanto da una melassa sentimentaloide.
Sanno di dipendere totalmente dalla famiglia, la parassitano sinchè ce ne sarà, e sperano che qualcuno gli dia prima o poi successo e denaro, e non certo per meriti scolastici.
Hanno capito che il resto è solo retorica.
Che la scuola e l'università se ne fregano degli studenti e non esistono per loro.
Anche le riforme che si stanno facendo da tempo servono solo alle aziende, al mercato del lavoro e della finanza, ai calcoli statistici sulla disoccupazione presunta o reale, a quelli che fanno i calcoli sulla pelle dei popoli.
Gli studenti, così come i clienti nel mondo del consumo, sono l'ultima ruota del carro.
Devono limitarsi a obbedire e, se possono pagare, a comprare la merda che gli viene propinata per istupidirli sempre di più.
D'altra parte, i bisogni sono stati ben costruiti, ed i conflitti messi in cantina.
La trappola è perfetta e ben studiata, e i dispositivi (in primo luogo proprio gli smart-phone) fanno il loro sporco lavoro.

L'unica scuola sensata sarebbe una scuola tutta centrata sulle relazioni, e sui corpi, una scuola che resiste all'omologazione e alla riduzione della vita a tecnica.
E di quanto ne avrebbero bisogno giovani e grandi...
Ed invece la mistificazione continua: ora anche le Università si mettono a parlare di flip lessons (e plof e plaf) per potenziare gli smart skills e compagnia cantante.
Il tutto servirà soltanto a svuotare ulteriormente le lezioni e a renderle funzionali all' e-learning: si risparmierà, non ci si incontrerà più, si lavorerà a casa, in gruppi virtuali e in rete, e si andrà a dare l'esame, magari solo con dei test di verifica, e neppure in presenza.
Dietro tutto questo gran parlare di cooperazione e comunicazione, vi è soltanto il fine di far fare all'istruzione l'ulteriore passo verso la sua definitiva trasformazione in un mero assemblaggio di tecnologie didattiche miranti all'efficienza produttiva e alla competizione tra centri di studio e ricerca sempre più specializzati, razionalizzati e post-umani.
Mentre cerchiamo di umanizzare i robot (con risultati relativamente scarsi) ci impegniamo per robotizzare il vivente (con esiti davvero rapidi e ragguardevoli).