lunedì 8 giugno 2015

la solitudine tra noi

E nemmeno credeva di possedere qualche vantaggio sui colleghi i quali, secondo Moran, si godevano e sopportavano il matrimonio, la genitorialità, le promozioni e le vacanze, né più né meno come lei reggeva la solitudine. Bisognava essere sciocchi per considerarsi migliori, o anche solo diversi, unicamente perchè si affermava qualcosa che gli altri non potevano vantare.
L'affollata vita familiare e la fidatezza della solitudine -due decisioni entrambe coraggiose, o entrambe vigliacche- alla fin fine incidevano assai poco sul rpofondo e sconcertante isolamento in cui dimora ogni cuore umano.

Considerando la penosa lunghezza della vita, aveva detto lei, i cinque anni che avevano trascorso insieme rappresentavano giusto una deviazione. Quello che Moran non gli aveva detto era che, rinunciando al matrimonio, lei aveva deciso di vivere in maniera più circoscritta, desiderando un'unica cosa: che la mente e il cuore fossero sgombri; da allora si era attenuta con disciplina a una drastica routine che purificava e sterilizzava la sua esistenza.
Ma oggi erano arrivate due telefonate, annunciando una morte e un decesso incombente, e adesso cosa riempiva lo spazio sgombro se non un dolore che neanche la sterilizzazione più radicale riusciva ad alleviare ? Le mancava Josef; le mancavano le persone.

Ma la gente non sceglieva il silenzio proprio per acquisire potere sugli altri ? Quello di sparire è un vecchio trucco, eppure funziona sui cuori di tutte le età: vuoi vedere che non ci libereremo mai del bambino che è in noi, il quale, terrorizzato di non vedere più il volto amato, da allora non ha mai smesso di gridare ?

Tutto ciò che concerne il cuore mette il cuore in subbiglio.
Non desiderare significa non essere vulnerabili.

Tuttavia la solitudine è una fiducia ingannevole nella rilevanza del mondo, tanto quanto l'amore; scegliendo di sentirci soli, proprio come scegliendo d'amare, ricaviamo uno spazio accanto a noi che qualcun altro deve occupare; un amico, un'amante, un barboncino nano, un violinista alla radio. Ruyu da sempre credeva di essere capace di difendersi dall'amore e dalla solitudine, il suo segreto consisteva nel lasciare vivere il presente solo per il tempo che gli era consentito...

Ruyu aveva già perso ogni possibilità, -no, non l'aveva perduta per il semplice motivo che, fin dall'inizio, non gliene era stata accordata alcuna – di un'infanzia normale. Lo diceva senza delusione: la delusione è per quelli che cominciano con un progetto, è per quelli che piantano dei semi e si rifiutano di accettare la sterilità della vita.

Quando quel sogno si era infranto, Paul non era stato capace di immaginarne un altro...
Gli esseri umani sono dei pessimi attori, ma i più cani di tutti sono quelli che eccedono rispetto a quanto sarebbe loro richiesto: eroi in panni di comparse. Ma questo forse è qualcosa da cui la gente non può astenersi; ci inventiamo di essere importanti perchè la nostra piccolezza è troppo gravosa da portare.

Nello sperare in un aiuto, diventiamo piccoli, e più piccoli ancora, quando l'aiuto sperato non arriva. Solo allora capiamo che questo momento è sempre lì, in attesa, vorace, sotto mentite spoglie, o persino palese in tutta la sua arroganza.
Come aveva potuto fraintendere la vita con tanta stoltezza ?
Eppure non era questo il peggio. Il peggio non è il momento rubato alla nostra esistenza, bensì ciò che ne prende il posto: un abisso dentro il quale possono scivolare facilmente tutti gli altri momenti.

Nessuno può astenersi dall'agire, seguitò Boyang...Dobbiamo agire per vivere. E facciamo del male oppure, se siamo davvero molto fortunati, facciamo un po' di bene. Il problema, sai, è che il mondo è un posto squilibrato, e per mantenere il suo squilibrio ha bisogno più del male che del bene.
Se vuoi fare una cosa buona, - se, poniamo, vuoi dare l'elemosina a una bambina che mendica- non sembra granchè difficile, giusto ? Invece no, non è così semplice. Per riuscire a compiere quel gesto devi ingannare te stesso, e convincerti che la banconota che lasci cadere nel suo cestino l'aiuterà, le darà un boccone in più da mangiare, le risparmierà per una volta le botte dei genitori.
Mentre in realtà tu ed io sappiamo perfettamente che quella ragazzina forse è stata rubata o affittata o venduta alla cricca dei mendicanti,..
E allora io cosa faccio ? Posso darle dei soldi, oppure no, a seconda del mio umore di quel giorno. Ma in entrambi i casi, non mi illudo di fare qualcosa di buon per lei, o per chiunque altro.
Mi dispiace, questo è troppo sconfortante per te ?

-Sai, ho notato che chiedi sempre alle persone se sono felici o no-
-Davvero ?, si domandò Moran.
-Non credo che la gente domandi cose del genere, disse Ruyu.
-No ?
-Nessuno mi ha mai chiesto se sono felice. Tu sei la prima e l'unica. E se ci pensi, non esiste una domanda più insulsa. Se uno risponde sì, sono felice, che succede ?
-Succede che sono felice per lui
-E se non è felice ?
-Se una persona non è felice, farò il possibile per cambiare la sua condizione, disse Moran.
Ruyu la guardò come si guarderebbe un uccellino mutilato da un gatto selvatico, pena e disgusto fusi in qualcosa di meno distinguibile. Ruyu si avviò senza pronunciare altre parole.
Essere condotta in quel modo a comprendere la propria stoltezza era come andare a sbattere in un muro di cui aveva sempre ignorato l'esistenza.

Forse nella vita di tutti noi c'è una linea superata la quale si rivela una certa verità che non siamo stati capaci di vedere prima, e che trasforma la solitudine da libera scelta a unica condizione possibile dell'esistenza. Moran aveva sempre pensato di aver oltrepassato quella linea già da un pezzo; ma non riusciva ad individuare il momento esatto. ..
La sua solitudine, da cui non era stata scelta ma che aveva scelto lei in prima perosna, era diversa dalla solitudine di Josef: la sua era una protesta; quella di lui, una resa...
No, quella di Moran non era una solitudine, la sua era un'interminabile quarantena...

-Sei lenta ad andare avanti, sai ?, disse Josef dolcemente.
-Andare avanti ? Questa è una cosa molto americana in cui non credo, rispose Moran.
L'ultimo giorno del Ringraziamento che Moran aveva festeggiato come moglie di Josef, nel 2001, poco dopo l'11 settembre, l'argomento che avevano discusso a tavola era stato l'andare avanti.
Andare avanti. Verso dove ? Verso cosa ?, si era chiesta Moran.
In quel periodo aveva visto spesso quella frase sui giornali e l'aveva trovata più che sconcertante, benchè solo lei sembrava nutrire dei dubbi su cosa significasse per quel paese, o per la sua popolazione, andare avanti.
Che sconfinata sicurezza, nella famiglia di Josef; ma dove si potevano rinvenire le prove che tanto ottimismo fosse giustificato ?...
La nostra mente, irretita dall'orgoglio, non sa riconoscere la saggezza che nasce dal dolore.
Cerchiamo troppo spesso un rimedio nella dignità, ignari che la dignità, ancora più che il rifiuto, trasforma il nostro cuore in un organo timoroso, che implora protezione.

La vita, col senno di poi, può essere semplice come una serie di aneddoti, e noi la viviamo aneddoticamente, scambiando la nostra giovanile fiducia nella felicità, -e negli anni verdi la felicità quasi sempre significa essere buoni, essere giusti, ed essere amati,- con la fiducia nella possibilità di sentire meno, di soffrire poco...

Moran non era l'unica persona intrappolata nella vita. Aveva paura d incontrare qualcun altro come lei, ma le faceva ancora più paura non incontrarlo mai, e che nessun suo simile la guardasse mai negli occhi, anche soltanto per un istante, così che avrebbe saputo di non essere sola nella sua solitudine.

La quarta volta che si mise a strombazzare , Sizhuo la guardò gelida e disse: -Credi che a suonare il clacson cambierà qualcosa ?
-Non lo faccio perchè cambi qualcosa.
-Lo fai per lamentarti ?
-Per protestare.
-Che differenza c'è ?
-Protestare ti fa sentire una persona migliore, disse Boyang. Ad ogni modo, per come la vedo io, non c'è molta differenza.
-E protesti spesso ?
-No, rispose Boyang. In genere penso che non serve a niente.
-Ma oggi serve ?
Si girò a guardarla.
-Cosa intendi ?


(Yiyun Li, Più gentile della solitudine, 2014) 

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