domenica 1 marzo 2015

febbrilmente

Magic moments.

Alla fine di un viaggio, si regredisce.
Ci si accoccola a casa, con la febbre e la tosse che ci scuote, e si rinvia il rientro al lavoro (mi dispiace per l'esame di oggi, ma non sono proprio in condizioni di uscire: i venti-trenta gradi di differenza climatica il mio corpo li ha sentiti tutti, arrivando...).
Ma si regredisce anche perchè si ritorna all'indietro, a ricordare i momenti, i passaggi, le svolte, i segni di un viaggio così lungo e intenso.

Il viaggio di rientro è stato il più complicato, e lungo, e faticoso della mia vita di viaggiatore low cost.
Quasi 48 ore ininterrotte di taxi, bus, aerei e aeroporti. Tre continenti in tre balzi soli.
Partendo dalla fine, è il ricordo più nitido, che il mio stato attuale di malessere fisico incarna pienamente.

Andando ancora a ritroso, il ricordo più forte del Borneo è inevitabilmente legato alle foreste pluviali, ai passaggi sospesi, al silenzio e alle piogge improvvise e squassanti.
Una natura ancora potente, per quanto già violentata da impianti petroliferi, miniere, cave, deforestazioni.
Poca fauna visibile, purtroppo, se non in cattività e sotto protezione, il che non è un segno consolante.
Siamo arrivati lì dopo due paesi già visitati e dopo un mese di viaggio, ed eravamo stanchi e un po' saturi.
Meriterebbe un replay, soprattutto il Sarawak, che di fatto non abbiamo visto o quasi.

Il momento clou è stato senz'altro il Vietnam.
Hanoi è una città che da sola merita un volo intercontinentale.
Gente viva, donne curiose e sorridenti, un'intelligenza degli sguardi, delle relazioni e dei contesti di altissimo livello.
Fantastici luoghi storici, ma soprattutto naturali: la baia di Halong e i fiumi intorno a Tam Coc sono tra i luoghi più belli della terra, credo.
Per non parlare del Delta del Mekong, intrico struggente di esseri umani e mondo vivente.

La Thailandia, ancora una volta, mi ha solo sfiorato.
Troppo formale e delicata, forse.
Troppo fiera di sé, magniloquente nei suoi grattacieli neoimperiali, troppo modesta e quasi riparata nell'accoglierti e nello svelarsi.
Le rovine antiche sono belle, ma non paragonabili ad Angkor.
La città reale di Bangkok, invece, è inimitabile.
La natura ci ha regalato dei bei bagni nelle cascate, in mezzo alla foresta, ma non molto di più.
E a costo di lunghi e pericolosi viaggi in autostrada con il motorino, o di lunghissime percorrenze in treno o in bus.

Piccole sensazioni.
La cura delle persone a Sukhotai quando mi ha morso il cane, o quella di Lem quando mi ha pizzicato un'ape sulla lingua.
Il divertente giro in bici-risciò a Saigon, in mezzo al traffico più totale, per arrivare dall'ostello alla mitica Cholon.
Gli assurdi, kafkiani passaggi tra Sabah, Brunei e Sarawak per arrivare a Miri.
Le acque calde di Poring e l'acquazzone di Ranau, protetti dal nostro minuscolo Arin Inn.
I bajah, gli zingari del mare, sulle loro palafitte in paradiso, a Mengkabong.
Le migliaia di Buddha, in tutte le fogge e dimensioni, posizioni e nomi.
Gli infiniti pranzi a base di noodle, zuppette di pollo e vegetali, riso fritto, gelatine, glasse e curry.
Le due pizze da Bella Italia, a KK, mai abbastanza apprezzate e gustate.
I succhi di frutta, la costante imponente presenza del durian, del litchi e dei frutti rossi del dragone.
La dolcezza estenuante dei manghi maturi.

Spargo per casa i relitti del viaggio, come un naufrago.
I pezzettini di corallo bianco, le conchiglie a spirale, le bamboline, i magneti sul frigo, i regalini, la statuetta in bronzo del sapiente che medita e dorme, più simile a una scimmia che a un uomo.
E' incredibile come in poche ore tutto possa risistemarsi, che si possa riprendere a guardare calcio in tv, a mangiare prosciutto, a farsi una minestrina di dado.
Ma questa febbre, questo malessere, restano lì, nel corpo, e raccontano ancora qualcosa che non ci sta lì dentro.
E soprattutto, qui dentro...




3 commenti:

  1. stare dentro se stessi a volte è difficile...ci stiamo stretti...ma quando incontriamo persone come te, possiamo anche pensare che in fondo...ci si puó stringere un pó e allora si va avanti...

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